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“Ripartire in Equilibrio”…. o almeno ci proviamo…..

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Che il coronavirus abbia influenzato tutto ciò che a noi era più caro e più sicuro è sotto gli occhi di tutti…..le ripercussioni psicologiche e sociali sono serie e non del tutto ovvie.

Qualche mese fa, per l’esattezza a fine Febbraio, il gruppo di studio di Samantha Brooks della prestigiosa Università di Londra “King’s College, ha analizzato una serie di eventi tra loro simili legati a quarantene e pandemie o epidemie (Ebola, SARS….) trovando alcuni tratti caratteristici specifici riferibili anche alla situazione che abbiamo/stiamo vivendo con il COVID – 19.

L’emergere di questa esperienza e il suo protrarsi ha significato per molti (forse per tutti) un reale momento di scombussolamento. Sono venute a mancare certezze o “ANCORE” alle quali ci siamo sempre aggrappati….. perché l’uomo ha bisogno di certezze, di continuità, di equilibrio. Un equilibrio, ormai disintegrato che sta lasciando spazio a un NUOVO equilibrio, che ancora non conosciamo ma che (anche inconsapevolmente) sta iniziando a muovere i primi passi. E’ indispensabile che si crei un nuovo equilibrio.

Le ripercussioni psicologiche sono tantissime. Da quello che emerge dallo studio le sensazioni predominanti sarebbero rabbia, confusione, senso di smarrimento, insonnia, irritabilità, inappetenza o il contrario. Sintomi ansioso depressivi non sono per nulla rari e sembrano essere un effettivo esito a questo periodo di paure e incertezze, che purtroppo si protraggono anche nel presente….in un momento nel quale siamo chiamati a RIPRENDERE da dove avevamo lasciato, a TORNARE alla NORMALITA’. È un obbligo ma anche una indispensabile conseguenza per nulla semplice o automatica.

Pensiamo ai vari “settori” della nostra identità…. lavoro, relazioni, famiglia, scuola e mille altre sfaccettature.

Quanti si saranno trovati a combattere con la frustrazione dei ritmi lavorativi cambiati. Sia per ciò che riguarda il lavoro smart o per ciò che riguarda tutte le attività lavorative a contatto con le persone. Paure, preoccupazioni, scarsa ripresa economica, percezione di essere abbandonati, senso di solitudine, senso di colpa, sono solo alcuni degli ingredienti che completano il senso di frustrazione a volte anche estremo, “sentito” dalla persona. Una frustrazione che inevitabilmente si ripercuote su tutte le relazioni, significative e non.

Le relazioni familiari potrebbero essere travolte da questa “emorragia” emotiva negativa,  complicata da gestire con lucidità. Se a tutto questo aggiungessimo tutti quei valorosi sensi di responsabilità (da superUOMINI e superDONNE) che hanno l’obiettivo di nascondere agli altri (e forse anche a noi stessi) le NOTRE sofferenze e le NOSTRE debolezze, la PENTOLA A PRESSIONE sarebbe al culmine dell’esplosione.

Le incertezze su quello che sarà sono sotto gli occhi di tutti e nella mente di molti. Gestire l’incertezza richiede una serenità e un benessere psicologico di base indispensabile. Le relazioni sono cambiate, le paure hanno albergato per troppo tempo e hanno lasciato uno strascico di tristezza e di vuoto del quale non sappiamo che fare.

La RIPRESA, osservata secondo questi prerequisiti e prospettive sembra difficile e complicata da affrontare. Proveremo a individuare alcuni consigli pratici, in grado di accompagnare (speriamo nel migliore dei modi) l’incerto e periglioso percorso di RIPRESA e RINASCITA, secondo altri schemi, obiettivi ed equilibri.

Accanto agli ormai sovrabbondanti inviti a mantenere il distanziamento sociale e l’uso delle mascherine o al mantenere un attento e critico contatto con i canali di informazione ufficiali (senza esagerare)  vi sono alcuni accorgimenti psicologici utili e che riguardano il vasto ambito della resilienza.

Un primo consiglio riguarda il rapporto con le EMOZIONI affrontate. Non facciamo finta che non esistano solo perché sono emozioni spiacevoli. Incertezza, solitudine, paura, rabbia, frustrazione sono emozioni che è normale vengano fuori dopo un momento come quello che abbiamo vissuto. Accogliere le emozioni consente di conoscerCI meglio e a fondo; inoltre diventerebbero familiari e quindi non sconosciute e potenzialmente pericolose.

Un’altra accortezza che potremmo considerare è quella di imparare a VIVERE una vita piena e ricca di significati importanti. Se questo periodo ha insegnato qualcosa è quella di prendere consapevolezza di cosa SIAMO e cosa VOGLIAMO davvero. Siamo dei buoni partner….? Siamo dei buoni figli? Dei buoni genitori? Delle brave persone?. Qualunque fosse la risposta è utile saperlo e se fosse dubbia potremmo cercare di modificarla con impegno, coraggio e determinazione….ben vengano i momenti come questi (a questo punto…).

Se durante questo periodo avessimo deciso di cambiare abitudini e queste abitudini ci fossero piaciute e appagate veramente, continuiamo a concedercele (leggere, passeggiare, ascoltare la musica, ascoltare di più gli altri….) . Tutto quello che ci fa stare bene merita di essere accolto. A causa dei dinamismi e delle routine della vita di tutti i giorni spesso molte abitudini non riescono a guadagnare il primo piano. In questo periodo lo hanno fatto, siamo stati bene e allora meritano di rimanere e di stare in PRIMA FILA a godersi il film della nostra vita.

Abbiamo affrontato un titano tra i peggiori e abbiamo scoperto di avere una forza enorme e capacità a noi sconosciute fino a quel momento. Non ri-conserviamo queste forze in un cassetto ma teniamole a disposizione del nostro agire e delle nostre scelte e decisioni. Responsabilità e forza rappresentano cardini fondamentali da conservare gelosamente.

Riuscire a riadattarsi alle situazioni è compito dell’essere umano e il coronavirus ci ha costretto a farlo. Ognuno di noi ha a disposizione una buona dose di quella che in termini tecnici si chiama “flessibilità cognitiva” che consente alla persona di ricostruire, ogni volta ve ne fosse la necessità, un equilibrio sempre più adatto, presente e aggiornato a come siamo NOI nel qui ed ora…. in questo preciso momento della storia del mondo esterno e interno.

Non bisogna dimenticare però che molti di noi stavano già prima del coronavirus combattendo una battaglia personale con svariati scheletri, fantasmi o situazioni rilevanti e che adesso si trovano spossati, stanchi e non pronti ad affrontare con forza e resilienza il compito della RIPRESA e della RINASCITA. In tutti questi casi non vergogniamoci a CHIEDERE AIUTO. Trovarsi in difficoltà è normale e lo è ancor di più chiedere aiuto a persone esperte che saranno in grado di riattivare i “comandi” della propria flessibilità cognitiva accompagnandoci in un percorso all’insegna della resilienza e del benessere psicologico.

Consiglio per chi volesse approfondire l’articolo della Brooks: “The psychological impact of quarantine and how to reduce it: rapid review of the evidence” di Samantha Brooks e colleghi, pubblicato il 26/02/2020.