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PERCHE’ SOGNIAMO “DIVERSAMENTE” AI TEMPI DEL COVID-19?

Zdzislaw Beksinski – Steven Spinello Psicologo Psicologia Sogni Covid 19

(la foto dell’articolo è “Stone Islands” di Zdzislaw Beksinsk)

In tanti mi hanno scritto e raccontato di sognare in maniera diversa (con contenuti diversi, più paurosi, terrificanti, più vividi…etc..)  in questo periodo di emergenza da COVID-19, così ho pensato di provare a ripercorrere il mondo dei sogni da un punto di vista scientifico-antropologico, e provare, attraverso ricerche ed esperienze recentissime di scienziati e ricercatori a rispondere ai tanti quesiti.

Probabilmente molti non sanno che il tema “sogno” ha incuriosito l’uomo sin da quando probabilmente ha potuto sognare, così come sogna un essere umano con un sistema nervoso evoluto come il nostro. I Sumeri, popolo vissuto dal IV al III millennio a.C. furono i primi, di cui abbiamo traccia a inventare un “rituale dei sogni”: passare una notte in una caverna sotterranea e considerare i sogni prodotti durante quella notte come premonitori. Per gli Egizi così come per i Babilonesi, il fatto stesso di sognare persone defunte rappresentava la prova di una continuazione della vita dopo la morte in un mondo che è possibile scrutare solo attraverso i sogni. È ancor più sorprendente sapere che Platone nella sua “Repubblica” spiegasse che il sogno è causato da una sorta di allentamento del controllo razionale dell’individuo, un concetto che verrà ripreso più volte dal sapere del mondo scientifico, anche attuale. Eraclito, probabilmente è da considerarsi un precursore delle teorie dei sogni, poiché riteneva l’attività onirica assolutamente individualizzante, ossia senza spiegazioni oggettive ma dal carattere esplicativo soggettivo; venivano utilizzate le associazioni tra le immagini dell’attività onirica e le immagini della mente cosciente (da svegli) dell’interprete. Ai più attenti conoscitori dei sogni salta subito all’occhio la quasi totale somiglianza con le libere associazioni di Freud (di cui accenneremo brevissimamente tra poco), anche se nel caso dello psicanalista le libere associazioni erano da ricercarsi tra il mondo onirico e le rappresentazioni mentali del sognatore stesso e non dell’interprete. Anche durante il medioevo i sogni rappresentavano messaggi da interpretare oggettivamente a partire dalla dimestichezza dell’interprete: furono prodotti libri e almanacchi che svelavano il significato dei sogni senza tenere in considerazione la soggettività del sognatore. Nel 1899 fu pubblicato l’Interpretazione dei sogni di Freud, nel quale viene posta grande importanza al legame esistente tra contenuto manifesto del sogno e contenuto latente, rappresentato da simboli di cui il sognatore è inconsapevole. Il contenuto latente del sognatore sarebbe composto dal famoso residuo diurno (avvenimenti più o meno rilevanti occorsi durante il giorno), desideri inappagati ed esperienze passate. Secondo il pensiero Razionalista, che discende direttamente dagli assunti di Beck, i sogni sono esperienze di vita normale della persona che è possibile collegare a preoccupazioni attuali e quotidiane del sognatore. Appartiene al filone razionalista anche Barry Krakow, che ha sviluppato un protocollo in grado di modificare e trattare incubi ricorrenti di persone che hanno vissuto eventi traumatici. Per i cognitivisti costruttivisti assume grande importanza l’esperienza soggettiva emotiva corporea e simbolica legata ai resoconti onirici delle persone: il sogno è infatti interpretato come espressione individuale e originale della personalità del sognatore.

Da un punto di vista neuroscientifico è ormai acclarato che i sogni più lunghi, intensi sia da un punto di vista percettivo che sensoriale appartengono alla fase del sonno chiamata REM, detta anche di sonno paradosso, perché ad una elevatissima attività mentale (come la veglia) corrisponde una soppressione di tutti gli impulsi motori. Sottolineo, per completezza scientifica che sono presenti i sogni anche in altre fasi del sonno….ma questa è un’altra storia e forse ne parlerò in altri articoli (n.d.a.). Durante le fasi REM si sono osservate massicce attivazioni delle aree temporo-occipitali della corteccia visiva che giustificano l’esperienza vivida delle immagini del sogno. Inoltre le aree deputate al controllo della volontà (ad esempio la corteccia parietale inferiore) sarebbero disattivate durante la stessa fase del sonno, giustificando la riduzione del controllo soggettivo al contenuto del sogno. Inoltre si è notata una iperattivazione delle strutture limbiche (amigdala, insula, corteccia cingolata anteriore) legate ai processi emotivi.

Evolutivamente parlando ci sarà un motivo per cui l’uomo sogna da sempre, evidentemente esiste una caratteristica adattiva del sogno che ha fatto sì che sopravvivesse all’evoluzione dell’uomo. Da numerosissimi studi c’è evidenza del fatto che i sogni ci aiutano a risolvere i problemi in un “ambiente sicuro”. Nel 2009 Sara Mednick ha trovato che i sogni creano nuove connessioni cerebrali che rielaborano le informazioni permettendo la nascita di nuove idee e soluzioni, si rafforzerebbe così anche la memoria e si potrebbe ridurre l’ansia legata al problema da risolvere.

Secondo altre teorie i sogni sono tentativi del cervello di interpretare gli stimoli esterni durante il sonno o “pulitori” del disordine mentale.

Dagli inizi di Aprile di quest’anno, nel pieno dell’emergenza del Covid 19, il neurologo Patrick Mcnamara, su Psychology Today sta catalogando i sogni, espressi anonimamente dalle persone su un portale dedicato, ai tempi del coronavirus per paragonarli a quelli del periodo pre-pandemico. Secondo il neurologo e in linea con la teoria della continuità dei sogni (di cui ricordiamo i lavori pionieristici di Calvin Hall degli anni 50/70) i sogni sarebbero una continuazione delle paure e delle ansie sperimentate durante il giorno a causa del coronavirus riversandosi in contenuti coerenti con tali stati emotivi e che li renderebbero ancora più vividi e realistici soprattutto in una situazione di isolamento forzato come quella che stiamo vivendo. In una intervista del 27 aprile su BBC (in bibliografia in versione integrale, n.d.a.), la professoressa di Psicologia Deidre Leigh Barrett spiega che i cambiamenti di routine a cui siamo stati sottoposti in questo periodo di isolamento e inattività, hanno causato dei cambiamenti nei nostri ritmi circadiani. Dormiamo di più e abbiamo allungato le nostre fasi REM, allungando quindi la durata dei nostri sogni più vividi e realistici.

PER CUI SOGNI PIÙ VIVIDI E REALISTICI COMBINATI ALLA TEORIA DELLA CONTINUITÀ DEI SOGNI, CON PREDOMINANZA DI PAURA E ANSIA, SAREBBERO LA RISPOSTA ALLE INNUMEREVOLI CURIOSITÀ E RICHIESTE RISPETTO AL CAMBIAMENTO DEL NOSTRO STATO ONIRICO DURANTE IL CORONAVIRUS.

Alcuni utili consigli potrebbero essere quelli di cercare di mantenere gli orari di addormentamento e di risveglio regolari così da permettere al nostro bioritmo di riequilibrarsi al ritmo circadiano che garantisce continuità e non eccezionalità, sistemare l’ambiente nel quale si dorme il più confortevole possibile così da garantire una percezione di sicurezza e serenità probabilmente utili a contrastare ansie e paure accumulate durante il giorno e concedersi attività rilassanti e poco iper-attivanti prima di andare a letto combinato a un sistema di luci quanto più deboli e soffuse così da creare una linea di demarcazione netta tra le attività della veglia e la preparazione al sonno.

Concludo con la risposta che diede Fabrizio De Andrè a un giornalista che gli chiedeva “Che valore hanno per te l’utopia, il sogno?”: “ Io penso che un uomo senza utopia, senza sogno, senza ideali, vale a dire senza passioni e senza slanci sarebbe un mostruoso animale fatto semplicemente di istinto e di raziocinio, una specie di cinghiale laureato in matematica pura”.

Consiglio per chi volesse approfondire il tema l’intervista integrale della Professoressa Deirdre Leight Barrett https://www.bbc.com/news/av/health-52354371/coronavirus-dreams-why-are-people-having-lockdown-nightmares  del 21/4/2020 e andato in onda su BBC; il portale su Psychology Today nel quale è possibile anonimamente condividere i propri sogni cercando il lemma “COVID-Inspired Dreams Can we use dreams to battle the virus?” di Patrick McNamara del 4 aprile 2020; il fantastico volume “Dimmi come sogni”, di Bruno Bara, pubblicato dalla Mondadori nel 2012 e “REM, not incubation, improves creativity by priming associative networks” di Sara C. Mednick e colleghi del 2009 e pubblicato su PNAS.