fbpx

Psicologia e Friendzone: il ruolo della Paura

Friendzone Stevenspinellopsicologo

Un’esperienza, particolarmente spiacevole, vissuta almeno una volta nella vita dalla maggior parte delle persone del mondo è la FRIEND ZONE.

Già qualche anno fa (forse più di qualche…) in Italia Max Pezzali nella quanto mai attuale “La regola dell’amico” cantava: “Se sei amico di una donna non ci combinerai mai niente…mai “non vorrai… rovinare un così bel rapporto” o il più recente Sam Smith che in “Not in that way” canta: “I’d never ask you… ‘cause deep down… I’m certain I know what you’d say You’d say…“I’m sorry, believe me, I love you but not in that way…” (Non te lo avrei mai chiesto perché in fondo sono sicuro di sapere cosa avresti detto… Diresti: “Mi dispiace, credimi, ti amo ma non in quel modo”). E ancora il mondo del cinema, della letteratura sono pieni di uomini e donne friendzonati, pensiamo a Saverus Piton, innamorato segretamente di Lilly Potter, a Jacob, migliore amico di Bella (innamorata di Edward) in Twilight, il povero Sir Jorah perdutamente preso da Daenerys che “forse” accorgendosene deciderà di tenerlo al proprio fianco come fidato consigliere.

Iniziamo un po’ con il delimitare il campo di analisi. Si definisce Friendzone il “luogo virtuale” di una relazione tra amici, nel quale uno dei due vorrebbe oltrepassare il confine dell’amicizia per approdare all’isolotto dell’amore: costretto a rimanervi viene friendzonato e “bollato” come amico.

Come affermava il sociologo J.Donald O’Meara verso la fine degli anni 90, l’amicizia è una relazione personale non familiare e non romantica tra due persone che si scelgono; non romantica però continua il ricercatore, non indica necessariamente l’assenza assoluta di passione e attrazione nella relazione.

Nelle amicizie tra uomo e donna sono state trovate differenze nel modo di gestire, organizzare e interpretare le varie componenti e funzioni dell’amicizia. Si è trovato a titolo esemplificativo che l’amicizia della donna è caratterizzata maggiormente dal dialogo e quella dell’uomo dall’azione e attività pratica.

Sezionando le caratteristiche della Friendzone, troviamo l’attrazione di cui moltissimo si è discusso e trovato. Negli anni si è infatti capito che l’attrazione è un connotato della forza che avvicina e unisce le persone, per nulla semplice e isolato ma multimodale e diversificato. Si individuano quattro tipi di attrazione.

Il primo è un’attrazione soggettiva fisica/sessuale nella quale uno dei due amici ritiene l’altro attraente fisicamente e sessualmente soggettivamente; nell’attrazione fisica/sessuale oggettiva invece l’altro è ritenuto attraente da un punto di vista oggettivo ma non soggettivo. Nell’attrazione romantica vi è una netta volontà a trasformare l’amicizia in una relazione romantica. L’ultimo tipo di attrazione è “amicale” nella quale ci si sente vicini e connessi all’altro in un modo esclusivamente amicale. Questa differenziazione strutturale e sostanziale nella pratica dell’agire umano suggerisce, a esempio, che sentirsi intimamente collegati a un amico non significa esserne innamorati o che provare dell’attrazione fisica non corrisponda a essere attratti romanticamente, e così via… Ogni forma di attrazione creerà perciò, qualitativamente, differenti esperienze nelle amicizie.

Un’altra proprietà della Friendzone è l’asimmetria; l’attrazione è simmetrica quando entrambi i protagonisti dell’amicizia vivono lo stesso tipo di attrazione l’uno verso l’altro e asimmetrica nel caso in cui invece uno dei due esperisca una diversa forma di attrazione verso l’altro.

Va da sé che la Friendzone, adesso possa essere definita come l’esito chiaro e lampante di un tipo di attrazione asimmetrica esperita da uno dei due membri della relazione di amicizia. Combinando asimmetria e tipologie di attrazione la più dannosa e nociva emotivamente sembra essere l’attrazione romantica asimmetrica perché finirebbe con il far sentire il “friendzonato” rifiutato.

Il rifiuto e la percezione del rifiuto rimandano al “rifiutato” ciò che egli avrebbe voluto donare sotto forma di sofferenza e delusione. L’attrazione romantica si vorrebbe tradurre in amore incondizionato da donare, in emozioni diverse da condividere, in un cambiamento e una trasformazione del rapporto di amicizia in qualcosa di “migliore” o semplicemente “diverso”. L’esito della friendzone distruggerebbe la costruzione idealizzata sopradescritta spezzando la catena di sicurezza che fino a poco prima circondava l’intera relazione di amicizia e di riflesso l’individualità dei propri protagonisti.

A onor del vero bisogna ricordare che spesso “l’altro” è del tutto inconsapevole della volontà di trasformazione del rapporto dell’altro e quindi agirebbe il “rifiuto” passivamente, senza nessuna intenzionalità: smettiamo quindi di empatizzare con il “rifiutato” e additare il “rifiutante” disegnandolo come il peggiore dei carnefici. Tutto, spesso nasce da un grandissimo misunderstanding e da un inadeguato modo di interpretare certi segnali. Sembra ovvio ma il fraintendimento è il risultato di un incompleto o inadatto processo comunicativo/interpretativo. Le ricerche dimostrano infatti che i comportamenti verbali, il flirting (nel nostro caso, per intenderci) siano più facilmente decodificabili sia da uomini che da donne. I comportamenti non verbali, oltre a essere difficilmente decifrabili, spesso sfuggono al controllo volontario del comportamento dell’individuo innescandosi automaticamente nel momento in cui qualcuno (anche un amico) diventasse per noi attraente: si attiverebbe un set indipendente dalla volontà e spesso dalla consapevolezza: ne sono esempio l’ammiccamento, il contatto visivo insistente e l’inclinazione della testa, etc…

Se invece l’altro fosse consapevole di friendzonare l’amico, potrebbe essere “manovrato” e influenzato da una delle emozioni fondamentali di cui siamo, fortunatamente, detentori: la PAURA. Ma paura di cosa? Di chi??

Probabilmente rifiutare il tentativo di trasformazione del rapporto di amicizia dell’altro nascerebbe dalla paura di cosa potrebbe accadere, del nuovo, dell’inesplorato, del probabilmente incerto: restare saldi alla propria posizione, rifiutando l’altro, impedirebbe il cambiamento garantendo al mondo di rimanere esattamente così com’è (nel bene e nel male ovviamente). Aspetto non trascurabile è senza ombra di dubbio il potere: resistere all’altro vuol dire non concedergli nessun tentativo di controllo, esercitando un evidente potere risultante.

Un pensiero spesso presente in chi rifiuta e in chi è rifiutato è la PAURA di rovinare il rapporto di amicizia, che inevitabilmente subirebbe una metamorfosi; proprio a causa di questa probabile conseguenza spesso l’altro decide di restare nel limbo della friendzone, rimanendone bloccato ed evitando qualsiasi pressione o tentativo di seduzione romantica.

Un altro ostacolo al mutamento del rapporto è il fatto che amici che si conoscono da tempo conoscono molti difetti dell’altro, il che inciderebbe negativamente sull’attrazione romantica nei confronti dell’altro.

La PAURA dell’eventuale rifiuto è un altro degli ostacoli “all’evasione” dalla friendzone: l’amico/a attratto romanticamente dall’altro per paura del rifiuto potrebbe evitare di parlare dei propri sentimenti rimanendo così ancorato alla ormai pleonastica e spaventosamente immobile friendzone.

La PAURA di una presumibile competizione con un/a rivale che potrebbe intrigare più di noi l’altro blocca il pensiero e la motivazione a farsi avanti obbligando a una fiendzone infinita e insopportabile per il coraggioso detentore dell’attrazione romantica.

Senza dubbio la PAURA che più spesso induce il rifiutante a costringere nella friendzone l’altro è quella di innamorarsi, di amare: la filofobia, ampiamente studiata dalla psicologa Romina Tavormina qualche anno fa. Sono molte le persone che quando si innamorano esperiscono emozioni molto intense: ansia (normale in molti momenti), felicità, vergogna, rabbia etc.. Quando queste emozioni fossero vissute con un’alta intensità potrebbero essere percepite come incontrollabili inducendo PAURA. Antropologicamente sono più le donne a vivere la paura di amare e ciò deriverebbe dalla tendenza ad affrontare molti meno rischi rispetto agli uomini, forse a causa della struttura corporea meno robusta dell’uomo, che porrebbe le donne meno protagoniste di azioni rischiose dall’alba dei tempi a oggi.

Sebbene la PAURA sia un’emozione fondamentale e importante da riconoscere, accogliere e vivere, restarne bloccati rinunciando così all’amore sarebbe un grosso errore, forse il più grande, a prescindere dagli esiti che possa riservare il futuro, la relazione, l’altro/a.
Concludo con una splendida frase di Ovidio, “Intret amicitiae nomine tectus amor” (Lascia che l’amore entri celato sotto il nome di amicizia), un azzeccatissimo invito ai più strenui filofobi.

Invito chi volesse approfondire gli spunti bibliografici a consultare: una tesi del 2014 di Chelsea Buchler e pubblicata con onore lo stesso anno dal titolo: “The “Friendzone”: Renegotiating Gender Performance and Boundaries in Relationship Discourse”; “Why are we afraid to love?”, di Romina Tavormina del 2014 e pubblicato sul vol. 26 di Psychiatria Danubina; “I Like you… as a Friend’: The Role of Attraction in Cross-Sex Friendship” di Heidi M.Reeder del 2000 e pubblicato sul Journal of Social and Personal Relationships; “ Cooperation and Conflict: The Behavioral Ecology of the Sexual Division of Labor” di Rebecca Bird del 1999 e pubblicato su Evolutionary Anthropology; “Cross-sex friendship: Four basic challenges of an ignored relationship”, di J. Donald O’Meara del 1989 e pubblicato sul vol. 21 di Sex Roles.

Illustrazione a cura di Veronica Melfa.