L’uomo e la gravidanza, tra stili di coinvolgimento alla gravidanza e Sindrome di Couvade

Steven Spinello Psicologo Gravidanza Sili Coinvolgimento Uomini Sindrome Couvade 1

Discutere di gravidanza e rivolgere il nostro interesse agli uomini, soprattutto quelli che aspettano di diventare padri per la prima volta, sembra strano ma è interessante constatare che anche per i padri la gravidanza rappresenta un importantissimo momento di vita.

La cultura popolare e scientifica hanno, nel corso degli anni, valorizzato e attenzionato il ruolo della donna/madre (giustamente, n.d.a.) nella gravidanza per tutto ciò che appare ovvio e lapalissiano. L’unica nota negativa di tutto questo interesse unilaterale è “l’oscuramento” della figura dell’uomo/padre al quale è stato dedicato poco interesse (ingiustamente, n.d.a.). Sembrerebbe pleonastico ricordarlo, ma la gravidanza nella coppia dovrebbe rappresentare un percorso a due, di obiettivi, emozioni, motivazioni e progettualità futura che non riguardano soltanto la donna ma anche l’uomo. L’isolamento al quale è “costretto” a volte l’uomo da tutti quelli che lo circondano, familiari, amici, medici, etc.. rischia di diventare un deterrente per il proprio benessere emotivo in un momento della vita in cui invece tutto dovrebbe essere nuovo e meraviglioso per entrambi i membri della coppia.

Già nel 1980, uno studio guidato da Katharyn Antle May ha esplorato le esperienze di alcuni uomini che stavano per diventare padri per la prima volta e ha descritto tre tipologie di stili di “coinvolgimento” specifici.

Il primo di questi stili è “osservante” caratteristico di quegli uomini che si percepiscono come “spettatori” distaccati dell’evento “gravidanza” dando l’impressione che non sia importante per loro. Seppur molto coinvolti nella relazione di coppia sembrano vivere la futura paternità come fossero attori non protagonisti del futuro lieto evento. Comportamenti comuni di questo stile sono il non partecipare ad attività che riguardano la gravidanza o il non prendere decisioni talvolta importanti, come la scelta del ginecologo o l’acquisto della culla o altro di rilevante. È come se con questo atteggiamento volessero rispondere alla futura mamma: “Tocca a te !”, così come ti sono toccate tutte le attenzioni e gli interessi in questo periodo.

Il secondo stile è quello “espressivo”. Nello stile espressivo la risposta emotiva e il coinvolgimento di questi futuri papà è molto forte (a tratti eccessiva) sin da quando ha scoperto della gravidanza in un crescendo di emozioni tra lui e il partner. Si tratta di uomini che si tengono molto informati per ogni aspetto della gravidanza, a volte eccedendo nelle preoccupazioni e nelle reazioni emotive più o meno controllate; I loro sbalzi di umore sono il segno di una risposta emotiva incalzante che spesso diventa ingestibile anche per il partner. Uomini con questo eccessivo interesse tentano di colmare l’ovvio divario globale che si crea nelle coppie e ritengono giusto condividere tutto quello che provano e sentono con la futura “mamma”, sentendosi alle volte in colpa per non aver compreso i reali bisogni del partner che vive “direttamente” la gravidanza.

Il terzo stile trovato dalla May è quello “strumentale” che sembra situarsi a metà tra i due estremi rappresentati dai due stili precedenti. Gli uomini che adottano questo stile enfatizzano compiti “strumentali” che accompagnano il partner e tutta la gravidanza: è come se rinunciassero alla loro emotività, post scoperta gravidanza, per essere più obiettivi e pronti a cogliere i bisogni e le necessità della futura mammina e attuale compagna di vita. La gravidanza è un obiettivo che va portato a termine nel migliore dei modi e il ruolo del futuro padre ha semplicemente dei compiti più strumentali che emotivi, o almeno è così che si descriverebbe un uomo che adotta questo stile.

Gli uomini appartenenti alla seconda categoria trovata dalla May, gli espressivi, sono più a rischio di incappare in una sindrome chiamata di Couvade. Sebbene vi siano sempre stati nel corso dei secoli tentativi di rendere l’uomo sempre più partecipe alla gravidanza della compagna, siano essi a origine religiosa o meramente culturale (nel mito di Teseo di Plutarco o nel mito celtico con Crunniuc, o riti sudafricani e orientali) il punto di vista contemporaneo è che si tratti di una sindrome di partecipazione alla gravidanza o di gravidanza solidale dell’uomo  che si riflette sia a livello psicologico che fisico.

Uno studio italiano di Franco Baldoni e Luisa Ceccarelli del 2010 ha trovato che la sindrome può colpire l’8%-10% dei padri durante la gravidanza. Altre ricerche sostengono che fino al 52% dei padri negli Usa, il 59,1% in Giordania e il 61% in Tailandia e nel Regno Unito tra l’11% e il 50% hanno sperimentato alcuni sintomi della sindrome di Couvade.

E’ già dalla metà degli anni 60 che numerosi ricercatori hanno trovato una serie di sintomi fisici e psicologici, tra quelli fisici i gastrointestinali sono i più frequenti: nausea, dolore addominale, gonfiore,  aumento o perdita di peso, cambiamento di abitudini alimentari ma anche flatulenza, problemi intestinali, mal di denti, crampi, debolezza, coliche, costipazione, diarrea, mal di testa. Tutti questi sintomi si evidenziano prevalentemente nel primo trimestre, pur potendo presentarsi durante il travaglio e ne post partum.

Nel 2007 il gruppo di ricerca guidato da Brennan ha trovato un’alta incidenza della sindrome nei padri al di sotto dei 30 anni, che affrontavano la prima “gravidanza” e che non l’avevano programmata. Tralasciando alcune considerazioni psicologiche che collegano questa sindrome con l’invidia del parto che provocherebbe un disordine di conversione, l’ansietà e livelli di empatia probabilmente eccessivi sembrano essere i veri responsabili di questa condizione.

Neurochimicamente parlando uomini con sintomi compatibili con la sindrome di Couvade mostrano alti livelli dell’ormone prolattina ed estrogeni e un abbassamento del testosterone.

Mettersi nei panni dell’altro è sempre un ottimo modo di entrare in relazione perché aiuta a comprendere meglio quello che l’altro sta provando sia positivamente che negativamente, ancor di più se questo altro è un componente significativo della nostra vita. Alcuni uomini con questa sindrome potrebbero sentirsi più in contatto con il partner credendo che forse quello sia il modo migliore di vivere la gravidanza. I rischi sono rappresentati dall’ovvio ostacolo sintomatologico che non permetterebbero all’uomo di essere davvero d’aiuto o di sostegno contravvenendo quindi alle intenzioni sicuramente positive.

Concludo con la frase dello psichiatra americano Frank Smith Pittman che dice: “La persona che teme di diventare padre non capisce che la paternità non è qualcosa di perfetto che fanno gli uomini, ma qualcosa che perfeziona l’uomo. Il prodotto finale dell’allevare dei bambini non è il bambino ma il genitore”.

Invito chiunque volesse approfondire l’argomento di consultare i seguenti riferimenti bibliografici: “Couvade Syndrome – Custom, Behavior or Disease?” di Piechowski-Jozwiak e Bogousslavsky e pubblicato sul Neurologic-Psychiatric Syndromes in Focus. Part II – From Psychiatry to Neurology; “Paternal Perinatal depression. A review of the clinical and empiric research” di Franco Baldoni e Luisa Ceccarelli pubblicato sul volume 9 di Infanzia e Adolescenza nel 2010; “A typology of detachment/involvement styles adopted during pregnancy by first-time expectant fathers” del 1980 scritto da Katharyn May e pubblicato sul West J Nurs Res.