Psicologia e comunicazione: alcuni stili negativi della comunicazione

Stili Negativi Comunicazione Steven Spinello Psicologo Caltanissetta

Tutti noi inconsapevolmente utilizziamo tecniche e stili comunicativi che spesso potrebbero rivelarsi inefficaci rappresentando un fertile terreno di scontro nelle relazioni, siano esse significative e non.

Premetto che frequentemente questi stili agiscono in automatico, senza quindi il necessario controllo attivo da parte degli attori della comunicazione. Le riflessioni che seguiranno potrebbero servire da spunto di riflessione per chiunque si riconoscesse in specifici stili comunicativi inefficaci allo scopo di modificarli e/o renderli più funzionali e adattivi ad ogni specifico contesto comunicativo. Aggiungo che di solito l’intenzione comunicativa per alcuni di questi stili potrebbe essere tutt’altro che negativa, tuttavia l’interlocutore potrebbe non cogliere direttamente l’intenzione ma reagire allo stile negativo con altrettanta “negatività”.

Verranno descritti alcuni stili negativi per orientare il lettore a una riflessione attenta e destrutturante (speriamo… n.d.a).

Un primo evidente stile negativo è rappresentato dall’INSULTO; insultare infatti connota la comunicazione come fosse un “ring”: l’obiettivo non è più la comunicazione ma la vittoria o la sconfitta tra chi insulta e chi risponde all’insulto. L’insulto chiude la comunicazione dando spazio o alla resa dell’interlocutore o al suo contraccolpo in un’escalation di violenza e aggressività che mal si concilia con gli obiettivi della comunicazione efficace.

Un secondo stile negativo è “INCALZARE”. Frasi del tipo “DAI….AVANTI…..RISPONDI!!” “E’ COSÌ O NO?” oltre che a rappresentare domande chiuse e retoriche forniscono poco spazio al confronto “mettendo al muro” il nostro interlocutore  costringendolo a difendersi o a chiudersi a ricco, di fatto interrompendo la comunicazione.

IRONIZZARE rappresenta un terzo stile negativo in determinate occasioni. Accorgersi di aver detto qualcosa di spiacevole (anche non intenzionalmente) ha un solo meccanismo di risoluzione che non è di certo l’IRONIA che invece, potrebbe accendere ancor di più gli animi peggiorando al netto la situazione; l’unica cosa da fare in quei casi sarebbe chiedere “SCUSA” che consentirebbe all’interlocutore “offeso” di comprendere quanto dispiaccia averlo (non volutamente, forse) oltraggiato.

L’IMPOSIZIONE con frasi come: “TU DEVI FARE…..” non consente all’interlocutore di proporre o dichiarare come la pensi. Di fatto questo stile costruisce un setting nel quale vi sia una disparità di potere (reale o percepito) tra gli interlocutori. Chiaramente se a usare queste formule fosse un nostro capo (che ha evidentemente un ruolo e un potere che gli riconosciamo) nulla di strano avverrebbe, perché noi ci aspettiamo da un capo che ci dica COSA FARE. Ma in un confronto comunicativo simmetrico questo stile complicherebbe lo scambio fino al punto di interromperlo completamente.

AGGRAVARE, l’ennesimo stile negativo della comunicazione, dicendo: “MA TI RENDI CONTO DI QUELLO CHE STAI DICENDO..?” dispone le pedine degli scambi comunicativi in una posizione a livelli differenti perché chi pronuncia questa frase crede di aver capito delle cose che l’altro non ha afferrato ( perché si tratta di qualcosa troppo complicata o perché è stato profondamente disattento) cercando di fare leva sulla sue ammirevoli doti di moralità e comprensione sopraffina, che tutt’altro che positivamente vengono interpretate dall’altro che si sente come schiacciato e sminuito.

Anche NEGARE è uno stile comunicativo che tende a chiudere ogni tentativo di risposta o di confronto alla pari. Chi esordisce con: “E’ IMPOSSIBILE QUELLO CHE MI STAI DICENDO”, “NON E’ VERO….”, “NON CAPISCI”, sta mettendo in discussione quello che il suo interlocutore  sta dicendo non rispettandolo e considerandolo uno “sciocco”: così infatti si percepisce chi riceve un  atteggiamento del genere. A questo punto non rimangono che due possibili strade: ritenersi uno “sciocco”(posizionandosi a un livello più basso) o innalzare i muri della difesa a oltranza portando sul “ring” l’interlocutore.

Simile allo stile precedente, ma più subdolo è lo stile del “DUBITARE”. Chi utilizza questo stile spesso utilizza frasi come: “MAH……SARA’…….”,  “A ME SEMBRA STRANO”, “NON MI RISULTA”, e l’altro che ascolta riterrebbe di non godere della fiducia necessaria del suo interlocutore che altrimenti non metterebbe in discussione quello che sta dicendo. Pensarebbe anche: “Perché non mi crede??” “Eppure sono convinto di quello che sto dicendo, altrimenti non parlerei neanche….”, oppure: “Perché (il mio interlocutore) crede di stare a un livello più alto del mio così da godere del diritto di mettere in dubbio quello che sto affermando?”. Le risposte a queste domande sono per nulla pacificanti e spesso inducono a irrigidirsi “inquinando” i buoni propositi della comunicazione efficace.

Un ultimo stile comunicativo negativo che vorrei evidenziare è “SVILIRE”. Se dopo aver comunicato qualcosa per noi importante o addirittura gravosa da sostenere a qualcuno sentissimo risponderci: “COSA VUOI CHE SIA?!”, “DAI….STAI TRANQUILLO”, “NON TI PREOCCUPARE….” avremmo una serie di possibilità da considerare. Una prima possibilità (rarissima) è che queste semplici parole abbiano il potere miracoloso di spegnere la turba emotiva che ha causato il malessere; una seconda possibilità (molto più frequente di quanto si immagini) riterrebbe l’altro incapace nel comprendere effettivamente quello che stiamo provando…. Cioè se sentiamo l’esigenza di condividere con qualcuno un “malessere” è perché per noi è davvero un “malessere”, è davvero insostenibile, è davvero spiacevole da vivere. L’altro con quelle risposte sembrerebbe non attribuire il giusto peso al significato che ha quella specifica situazione (PER NOI!!), nel senso che sembrerebbe non “empatizzare” non comprendendo quella sensazione che sembra stravolgere il nostro mondo. Per noi che stiamo comunicando, il problema sembra insostenibile e ci aspettiamo che chi ascolta cerchi di comprenderlo e non lo svilisca con un atteggiamento saccente, di chi cioè crede di possedere la sfera di cristallo della VERITA’ sminuendo il nostro malessere con un serafico e lapidario  “STAI SERENO… TUTTO SI AGGIUSTA”. Sottolineo che chi utilizza queste perifrasi di solito avrebbe l’intenzione di rassicurare e non di sminuire, ma l’effetto provocato molte volte non sarebbe quello voluto.

Ribadisco che molte volte quando comunichiamo utilizziamo il pilota automatico e agiamo determinati stili comunicativi senza esserne consapevoli, almeno fino a quando dovessimo prenderne contezza e volessimo cambiare in un’ottica costruttiva che migliori le comunicazioni e conseguentemente le relazioni.

Concludo con una meravigliosa frase tratta dal romanzo “Palomar” di Italo Calvino: “Il problema è capirsi. Oppure nessuno può capire nessuno: ogni merlo crede d’aver messo nel fischio un significato fondamentale per lui, ma che solo lui intende; l’altro gli ribatte qualcosa che non ha relazione con quello che lui ha detto; è un dialogo tra sordi, una conversazione senza né capo né coda. Ma i dialoghi umani sono forse qualcosa di diverso?”.