Psicologia: un viaggio attraverso il meraviglioso mondo delle emozioni

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Probabilmente uno dei miei argomenti preferiti, il tema delle emozioni ha affascinato da sempre tutti i grandi pensatori, i ricercatori, ma anche i cantanti, le persone comuni, gli attori: insomma trasversalmente siamo tutti consapevolmente o inconsapevolmente a strettissimo contatto con le emozioni. L’immagine dell’articolo è tratta da uno studio, quasi scientifico, in acquerello di Kandinsky del primo decennio del 1900 volto a indagare, attraverso l’uso dei colori, il contenuto “emotivo” dell’espressione cromatica e la percezione che ne avrebbe l’osservatore.

L’intento di questo articolo è quello di fare chiarezza su alcune caratteristiche peculiari delle emozioni per permettere cosi a chiunque di rispondere a domande del tipo “Posso scegliere di rinunciare a delle emozioni?” “A cosa servono?”“Esiste un modo per evitare di soffrire tanto?”.

Moltissimi si sono chiesti cosa siano le emozioni e moltissime sarebbero le definizioni dal momento che un po’ tutti hanno provato a dare una risposta.  Siegel a esempio ci parla di “fenomeni dinamici creati all’interno dei processi cerebrali di valutazione dei significati che risentono direttamente di influenze sociali”, una definizione abbastanza completa che coglie l’aspetto non statico ma assolutamente dinamico dell’emozione, vista come una sorta di energia in movimento nella nostra mente da dove nasce e dove ritorna dopo aver fatto questo giro immenso. Altri due elementi emergono candidamente dalla definizione di Siegel: uno è “significati” e l’altro è “influenze sociali”, che basterebbero già a rispondere alla domanda su cosa SIA un’emozione e per capirne il motivo proverò a sintetizzare  tre funzioni principali.

La prima di queste è stata definita Risposta orientativa iniziale, ossia uno stato di iper-attivazione in risposta a uno stimolo (interno o esterno a noi) percepito saliente e al quale bisogna conferire la giusta dose di attenzione. Se a esempio mentre passeggiassimo per le vie della città ci imbattessimo in un Leone (cosa alquanto frequente nel nostro territorio) questa prima funzione dell’emozione ci suggerirebbe che bisogna porre la giusta dose di attenzione a questo stimolo perché infrequente e da non sottovalutare. A questa prima fase meramente orientativa non riusciamo a processare lo stimolo e a colorarlo di “rosso”, di “nero” o “bianco”, cioè non lo definiamo negativo, positivo, pericoloso, eccitante, ma è come se una vocina ci dicesse: “Stai attento a questo stimolo….perchè potrebbe essere importante”. Benchè si tratti di una funzione emotiva notiamo quanto l’emozione vada a braccetto, in questa fase, con un’altra funzione cognitiva importante: l’attenzione.

La seconda funzione dell’emozione è la Valutazione elaborativa dello stimolo attenzionato precedentemente, per cui adesso è possibile determinare lo stimolo e attribuirgli una valenza più o meno positiva o negativa. Prendendo in esame lo stesso esempio di prima, valuteremmo la presenza del re della foresta come “abbastanza” pericolosa. La stessa vocina che poco fa ci diceva di porre la giusta attenzione ora aggiunge…stai attento perché lo stimolo è davvero molto pericoloso!  Anche in questo caso un’altra funzione cognitiva accompagna il lavoro delle emozioni: il pensiero, indispensabile per il processamento e la valutazione dello stimolo che fino allo step precedente era considerato neutro.

La terza funzione dell’emozione è una conseguenza delle due precedenti e la chiameremo Preparazione all’azione, per cui la vocina dopo aver attenzionato uno stimolo e averlo valutato comunica che bisogna “agire” e comportarsi in un certo modo. Nel caso del leone: “Scappa…finché sei in tempo”.

È abbastanza intuibile che il ruolo delle emozioni risulti fondamentale per la sopravvivenza dell’uomo. Se i nostri antenati non avessero esperito l’emozione della paura di fronte a un predatore ci saremmo estinti in un soffio di Eolo. Ma non dobbiamo pensare che solo la Paura sia un’emozione utile alla sopravvivenza. Tutte le emozioni svolgono ancora oggi in noi la stessa funzione utile alla sopravvivenza e anche alla comprensione di se e dei propri stati interni. È come se ci indicassero la via di uscita ogni qual volta ci trovassimo in una situazione problematica o nuova. Immaginiamo le emozioni come le spie luminose che ci accompagnano sull’aereo o al cinema, verso le uscite di emergenza.

Il luogo neuro-anatomico in cui si trovano le emozioni è per eccellenza il nostro sistema limbico che comprende tra le altre strutture l’ippocampo, l’amigdala, la corteccia orbito-frontale, il giro cingolato. Nello specifico la corteccia e il cingolato anteriore insieme all’insula sono le strutture che grazie alla presenza di moltissimi neuroni a specchio permetterebbero il cosiddetto Circuito della risonanza, un fenomeno per il quale siamo capaci di far risuonare in noi lo stato emotivo dell’altro con cui siamo in relazione sintonizzandoci completamente. Questo processo permetterebbe una sorta di allineamento sia con le emozioni dell’altro, ma anche con i nostri stati interni che impareremmo a conoscere e riconoscere: quando incontriamo qualcuno che sia arrabbiato e dopo essere stati un pò insieme crediamo di essere arrabbiati allo stesso modo, oppure quando dopo aver conversato con qualcuno che ha pianto per la tristezza tutto il tempo ci sentiamo inspiegabilmente tristi anche noi. Sintonizzarsi con lo stato emotivo dell’altro ci permette di comprenderlo meglio sia nell’altro che in noi stessi: attraverso l’esperienza dell’allineamento emotivo troviamo dei significati emotivi anche in noi! È come se imparassimo a maneggiare il nostro set emotivo attraverso l’empatia e la risonanza emotiva; inoltre comprendere le emozioni degli altri ci aiuta a prevederne i comportamenti e quindi a gestire le interazioni sociali con più competenza.

A chi, durante i miei corsi di formazione, mi chiede di essere più chiaro sul valore delle emozioni anche sulla memoria rispondo con mille esempi, per cui quante volte una canzone riesce a risvegliare in noi un ricordo vivido e specifico accompagnato da una forte emozione corrispondente, oppure sul motivo per cui siamo perfettamente capaci di ricordare il giorno del nostro primo bacio, della nascita di un figlio, della laurea, della morte di un nostro caro, l’ 11 Settembre 2001 ma siamo incapaci di ricordare cosa facevamo dieci giorni prima o la settimana successiva. Ogni esperienza che abbia stimolato in noi una tinta emotiva esplosiva, sia in positivo che in negativo, verrà fissata in memoria in modo indelebile. L’emozione regala all’esperienza il dono dell’immortalità, e questo non deve stupirci soprattutto se pensiamo a uno dei luoghi cerebrali per eccellenza coinvolti nei processi di consolidamento mnemonico, l’ippocampo, che abbiamo visto qualche rigo fa essere anche un componente del sistema limbico e quindi indissolubilmente legato all’emozione.

Chi vuole essere una persona altamente adattiva deve imparare a riconoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni che sono alla base di tantissimi malesseri psicologici, psicosomatici e relazionali. Tutte le emozioni, anche la tristezza e la paura risultano fondamentali; decidere di non lasciarsi coinvolgere dalle emozioni per evitare di soffrire equivale a vivere in bianco e nero, non cogliendo e non apprezzando la meraviglia del mondo a colori. È innegabile che alle volte le emozioni possano sembrare incontrollabili e ingestibili, ma fortunatamente sono presenti persone e professionisti in grado di aiutarci e insegnarci a riconoscere il valore inestimabile che le emozioni hanno nella nostra vita.

Invito per chi volesse approfondire il monumentale  “La mente relazionale” di Daniel Siegel del 2013 di Cortina e “Giu’ la maschera” di Paul Ekman e colleghi e pubblicato da Giunti nel 2007.