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Aspetti psicologici della “malinconia di Natale”

Steven Spinello Psicologo Natale Malinconia Aspetti Psicologici 1

Alberi di natale, presepi, festoni, un clima di amabile e febbricitante felicità circonda tutto e tutti e impone di spingersi nel mare delle festività. E se tutto questo è vero e se tutto quello che si osserva nel periodo natalizio rappresenta effettivamente quello che si desidera, perché si ha la sensazione di annegare in questo profondo oceano di felicità obbligata o da “contratto”?

Si chiamerebbe, o almeno hanno provato a circoscrivere il fenomeno in alcune sue caratteristiche peculiari, Christmas blues (la comunità scientifica non è all’unanime in accordo sulle definizioni di questo fenomeno, n.d.a.) e si tratterebbe di una crisi momentanea, un periodo percepito come “difficile da affrontare” in cui sono presenti moltissimi sintomi malinconici, di tristezza, rabbia, ansia, che sconfesserebbero l’immagine del “Natale in Cartolina” che tutti noi siamo abituati a considerare nel periodo delle festività natalizie.

Si distingue dal disturbo affettivo stagionale o DAS (ben descritto nel DSM V) poiché non riguarderebbe una sintomatologia depressiva seria con esordio stagionale e non sarebbe attribuibile ad altri fattori stressogeni. La diminuzione delle ore di luce e della produzione di serotonina possono aggiungersi e incidere sullo stato di tristezza del Christmas blues come per il DAS.

Naturalmente il suddetto stato di malinconia non è collegato esclusivamente alla valenza religiosa imposta al Natale ma piuttosto a un’idea di “felicità” imposta e alla quale tutti si devono allineare. Vi sono alcuni elementi specifici che incidono prepotentemente sulla malinconia generale.

Il primo fra questi è una naturale alterazione dei ritmi regolari dell’equilibrio della vita quotidiana che le feste prevedono: riunioni familiari frequenti in cui probabilmente saremo costretti a condividere gli spazi con persone che non vediamo mai durante l’anno e che forse non ci “allietano” abbastanza con la loro compagnia o in cui si è sempre di meno, rispetto al passato per svariati motivi (lutto, separazioni, lavoro o studio lontano casa). Il concetto di famiglia posto in essere e anche idealizzato durante le feste natalizie rappresenta un costrutto (seppur auspicabile) spesso (non sempre) lontano dalla realtà. Lo scarto tra ciò che dovrebbe essere (secondo l’ideale) e ciò che invece “È” sbatte in faccia le spaccature tra il teorico e il reale generando un non trascurabile senso di colpa difficile da elaborare e gestire.

Il senso di colpa verrebbe alimentato anche dal DOVERE di essere “felici” per forza, perchè a Natale bisogna OBBLIGATORIAMENTE essere felici e rendere tutti gli altri ugualmente lieti, bisogna paventare un benessere (non soltanto economico) encomiabile e paragonabile a quello di tutti gli altri: sentiamo l’urgenza di urlare la nostra felicità “OBBLIGATA” al mondo intero, tralasciando le voci malinconiche che silenziosamente invitano (dentro noi) a fare i conti con quello che realmente proviamo ed esperiamo emotivamente. Scoprirsi inadeguati a identificarsi in questo modello che  induce alla felicità guida noi stessi alla sottovalutazione della tristezza aumentando il grosso senso di frustrazione e inefficacia che serpreggia, abbassando conseguentemente i livelli di autostima in maniera considerevole.

A tutto questo si aggiunge il sempre puntuale appuntamento con i bilanci e le valutazioni su noi stessi magari mentre stringiamo un bicchiere di spumante o champagne di fronte alla tavola imbandita e le luci intermittenti di natale sullo sfondo del nostro sguardo spento e assorto, su ciò che è stato fatto e ciò che sarebbe dovuto capitare…. e invece no, le persone con le quali avremmo dovuto o potuto intraprendere dei percorsi (di relazione, in famiglia, a lavoro) e invece no…… le occasioni (lavorative e non) che ci aspettavamo piovessero copiosamente…..e invece no, le occasioni perse, gli obiettivi non concretizzati, le persone che non ci sono più.

La Mayo Clinic che è un’organizzazione per la pratica e la ricerca medica e che gestisce diversi e rinomati college di medicina in America, qualche anno fa ha indagato e proposto alcuni consigli utili, per provare a fronteggiare l’intensità, a volte eccessiva, del christmas blues.

Una prima cosa che si dovrebbe fare (non solo in questa occasione) è  accogliere la tristezza evitando inutili sforzi o conformazioni alla felicità circostante e  provare a evitare la solitudine anche se spesso tutto sembra impossibile da gestire e superare in compagnia; unirsi a gruppi di persone che  si amano e che si frequentano tutto l’anno potrebbe motivare a condividere con gli altri il proprio malessere e confrontarsi su cosa provano e perché: in questo modo avremo rafforzato le nostre relazioni e avremo tirato fuori tutto quello di cui forse non vi era consapevolezza relativamente al nostro stato d’animo. Nel momento dei bilanci bisognerebbe concentrarsi non sul passato e sulle cose che sono state un tempo e che forse  mancano, ma su tutte quelle cose che ci sono, che hanno valore, che rappresentano il nostro motore vitale presente: le persone che amiamo, il nostro animale domestico, le nostre soddisfazioni al calcetto con gli amici o a danza, i successi scolastici, il sorriso dei figli, dei genitori, dei fratelli, degli amici, dei compagni di vita; per una volta DEVE pendere il piatto della bilancia su cui stanno le cose che si hanno e non quello su cui ci sono le cose che non si possiedono più. E se si prendesse consapevolezza di nutrire delle aspettative troppo sproporzionate o di molto irrealizzabili su sé stessi, sugli altri o sulle occasioni in genere, troviamo la forza per dedicare impegno alla destrutturazione delle precedenti aspettative e alla costruzione di aspettative più giuste ed equilibrate. Dedichiamo il giusto tempo alla pianificazione, organizzazione, budget e acquisto dei regali, limitando in ogni modo la sorpresa dell’imprevisto che potrebbe scombussolare il già precario equilibrio della vita quotidiana.

Un risoluto accorgimento e consiglio che mi sento di dare è chiedere aiuto quando l’emozione della malinconia e della tristezza sembrassero troppo invadenti e poco gestibili (invece di essere considerati delle risorse eccellenti da cui partire per star meglio, n.d.a.). I professionisti del settore saranno certamente d’aiuto nell’accompagnare la persona in questo lento e a tratti doloroso percorso di riadattamento e gestione delle emozioni negative (non soppressione!!!). Chiedere aiuto è: riconoscersi esseri umani rinunciare all’idea immaginifica di onnipotenza e alla maschera da supereroe che sempre più spesso si indossa, volersi bene e amare tutti quelli che tengono a noi che saranno felici se si ritroveranno gli strumenti utili al proprio benessere psicologico (persi nel tempo per strada), concedersi la percorrenza una strada diversa, migliore o semplicemente riprendere il percorso con occhi nuovi e con aspettative diverse e più funzionali al nostro equilibrio attuale.

Concludo con una frase di Herman Hesse che sottolinea l’importanza di alcune emozioni spiacevoli che possono diventare spunto interessante di riflessione e di cambiamento in positivo: “I dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti e toglierci valore e dignità, ma per maturarci”.