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Psicologia a Colori

Psicologia A Colori Steven Spinello Psicologo 1

E’ oltremodo assurdo pensare a un mondo senza colori e immaginare un volto o un oggetto senza considerarlo nella sua interezza anche e soprattutto cromatica. Tanto si dice sui colori e sulla loro importanza e a breve ne chiariremo le cornici teoriche di riferimento.

Lungi da me asserire che i colori e il significato dei colori siano fondati da evidenze scientifiche incontrovertibili o da studi di comparazione statistica validi e ripetibili nel tempo. Alcuni studi risentono sicuramente di vizi di forma, come setting non appropriati o scelta di campioni di riferimento non rappresentativi o da risultati finali limitati in termini di generalizzabilità e rappresentatività. Anche la decantata saggezza dei nostri avi o antenati, che di generazione in generazione hanno trasmesso logiche e pensieri sui colori e il loro significato, non sempre garantisce un sistema di evidenza scientifica valida e appropriata a tutti i contesti psicologici: spesso appunto fatti e opinioni vengono considerati e trasmessi come verità inoppugnabili e assiomi indiscussi senza nessun correlativo scientifico degno di considerazione. Tuttavia, nel corpo di questo articolo, verranno presentate alcune teorie e alcune evidenze tra le più accreditate dal panorama scientifico che oltre a rappresentare un interessante tentativo di comprensione teorica, potrebbero elicitare nel lettore una forma di motivazione alla ricerca di significati individuali dei colori proprio a partire da queste teorie che provano a generalizzarne il costrutto.

Partiamo da alcune premesse pratiche, ossia che la percezione del colore è influenzata dalla luminosità, dai livelli di saturazione, dalla natura della superficie e dei contorni e dalle caratteristiche della persona che li osserva sia in termini di conoscenza del colore che in termini di esperienza individuale. Esiste a esempio la costanza del colore per cui la percezione del colore di un oggetto rimane pressoché la stessa anche al variare delle condizioni, a esempio, dell’illuminazione. A titolo esemplificativo, l’erba che di giorno appare verde sotto i raggi del sole mantiene lo stesso colore anche alla luce dei lampioni la sera, nonostante sia variata l’intensità e la composizione spettrale della sorgente luminosa poiché il sole è profondamente diverso dal lampione!

Alcuni approcci affermano che esista una innata relazione tra il colore e alcune reazioni psicologiche. I colori attiverebbero direttamente la parte del sistema nervoso responsabile dell’arousal emotivo. Per arousal intendiamo una condizione temporanea caratterizzata da un maggiore stato di vigilanza e di pronta reazione agli stimoli esterni. Prendiamo a esempio il colore rosso. La luce rossa produrrebbe incrementi del battito cardiaco, dell’attività mentale e di risposte micromuscolari del viso. Probabilmente la causa andrebbe ricercata nel mondo dell’evoluzione e della natura poiché il rosso è sempre un segnale collegato a stimoli significativi perché è altamente visibile se paragonato al suo contesto naturale. Pensiamo al colore del sangue che rappresenta uno stimolo assai considerevole sia per significati relativi al pericolo, all’imbarazzo, all’allerta o alla sessualità (il rossetto fa sembrare le labbra più grandi e carnose poiché più rosse rimandando a zone erogene strettamente somiglianti nella forma e nel colore o lo smalto rosso alle unghie). Il rosso sarebbe quindi percepito come uno stimolo pregno di rilevanza attesa o inaspettata, con una serie di effetti sulla preparazione all’azione che coinvolgono una sequela di processi neuro-fisiologici susseguenti.

Altri approcci asseriscono, invece, che gli effetti del colore sul comportamento siano influenzati e appresi dalla cultura di riferimento probabilmente a partire da evidenze cross-cultuarali, precetti religiosi, teorie filosofiche, pratica quotidiana e/o simbologia. A esempio, l’associazione tra il colore nero e il lutto o la morte in generale è stata trovata esclusivamente negli ambienti della cultura occidentale e non in quella orientale. In Cina il colore messo in relazione al lutto è il bianco!

 Una variante di questa teoria, relativa al significato culturale dei colori, pone l’accento sul significato ecologico dei colori, cioè quanto significativi per l’essere umano siano certi colori nella natura: il nero  la notte e simbolicamente tutto ciò che vi sia di misterioso, insicuro, sconosciuto e quindi collegato alla paura, o il verde con la fertilità, il blu e la luce del giorno, il rosso con il fuoco e il sangue.  Alcuni esempi dell’influenza dei contesti culturali di appartenenza che influenzerebbero il significato individuale all’approccio con i colori sono forniti da alcuni disegni di ricerca; in uno di questi si indagava la percezione, la preferenza e l’associazione di colori con emozioni fondamentali (es felicità). Se ai bambini della ricerca piaceva il blu e lo associavano alla felicità, agli adulti piaceva molto lo stesso colore ma non lo collegavano alla felicità quanto piuttosto alla malinconia, probabilmente a causa della mediazione culturale e del significato metaforico appreso da tradizioni popolari o da canzoni (rispetto al blu) nel quale sono immersi gli individui nel corso della loro maturazione, che non possono essere compresi e interiorizzati dai bambini, incapaci (a causa del livello di maturazione) a coglierne gli stessi significati allegorici.

Relativamente alle preferenze di colori le donne sembrerebbero preferire il rosso e non gradire il verde e il giallo, mentre per gli uomini la maggiore avversione sarebbe per il nero; relativamente all’età, alcune ricerche affermano che i bambini piangano di più in stanze dal colore giallo o che guidatori di auto nere siano più irritabili in situazioni di traffico intenso; altre ricerche ancora affermano che sotto l’influenza della luce rossa o di ambienti prevalentemente a luce rossiccia il tempo sembri non trascorrere mai (forse a causa di tutti quegli effetti biologici e fisiologici discussi precedentemente) mentre in ambienti con il verde e il blu il tempo sembri volare via; sotto l’influenza del rosso il “peso corporeo” sembrerebbe essere considerato, dagli altri,  superiore rispetto alla luce e al colore verde; lavoratori che condividono ambienti blu sembrano essere più produttivi lavorativamente mentre quelli con uffici con il verde presentano minori sintomatologie gastriche (naturalmente si tratta di percentuali e di probabilità, non di verità assolute, n.d.a).

Di seguito verranno elencate alcune caratteristiche generali e non dogmatiche, frutto dell’insieme di più interventi e più ricerche di alcuni colori.

Il rosso è luminoso, un colore caldo che elicita emozioni forti di rabbia, di eccitazione e di passione. Sembrerebbe stimolare l’appetito sensibilizzando le papille gustative e la percezione degli odori, la secrezione di adrenalina e l’esercizio fisico; per questo sarebbe anche associato all’avventura, la sociabilità, il potere e l’istinto di protezione; il giallo è associato all’allegria, all’impulsività e all’amorevolezza; il blu rimanda a emozioni di serenità e calma, tranquillità, sicurezza e anche a emozioni di tristezza; il verde è associato al riposo, all’allegria, al benessere, alla riduzione dello stress, alla guarigione.

È innegabile quanto detto in premessa rispetto alla validità e alla generalizzabilità delle teorie espresse ed è allo stesso modo imprescindibile l’importanza che i colori hanno nelle nostre vite, alluso che ne facciamo e alle sensazioni (più o meno condizionate) che ne conseguono; per capire quanto utile e direttamente interconnesso alle nostre emozioni siano i colori,  immaginate e provate a rispondere a un’affermazione del tipo: “Prova a spiegarmi (a parole) come ti senti o che emozione stai provando adesso”; “Prova adesso a trovare un colore che simboleggi la stessa emozione”; la maggior parte di voi ha, probabilmente, trovato più semplice rispondere alla seconda affermazione-stimolo perché il mondo delle emozioni prescinde da quello delle parole, una parola non riesce spesso a contenere le caratteristiche emotive e le sfumature di ogni emozione in repertorio, cosa che invece riesce bene a fare un colore proprio perché, forse, ne condivide la stessa grammatica esplicativa, lo stesso mondo e lo stesso universo di significati.

Concludo con una meravigliosa (per me) frase tratta da un altrettanto stupendo romanzo di Alessandro Baricco dal titolo “Castelli di Rabbia” che recita: “A volte le parole non bastano. E allora servono i colori. E le forme. E le note. E le emozioni….”.

Per chi volesse consultare i riferimenti bibliografici consiglio: “The Psychology of Colour Preferences” di W. R. Crozier del 1997; un articolo su Nature del 2005 dal titolo: “Red enhances human performance in contests”;  “A Study of Colour Emotion and Colour Preference. Part I: Colour Emotions for Single Colours” di Li-Chen Ou e colleghi e pubblicato nel 2003 su  COLOR research and application.