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La dipendenza affettiva, tra l’amore maturo e quello non adattivo

Dipendenza Affettiva Steven Spinello Psicologo

Da Ovidio agli U2 con “With or Without You” ci troviamo immersi in un rischio potenziale (e non fattuale per fortuna): considerare letteralmente il concetto di “O con te o nulla” ritrovandoci con tutte le scarpe nel mondo della dipendenza affettiva, argomento che nel corso dell’articolo sarà presentato e sviscerato al fine di consentire a chiunque di scoprirne le peculiarità.

Per iniziare a parlare di dipendenza affettiva, sostanzialmente riferibile (in questo contributo) alle relazioni di coppia amorose, è necessario fare qualche passo indietro e soffermarsi per individuare le caratteristiche che invece riguardano l’altra faccia della medaglia ossia l’amore sano.

Diversi sono stati i contributi negli anni e alcuni anche molto autorevoli, sottolineo il contributo del ricercatore J.M. Curtis che ha provato a determinare le caratteristiche dell’amore sano e dell’amore maladattivo o malato; l’amore maturo e sano sarebbe espresso da alcuni atteggiamenti o comportamenti specifici: una prima caratteristica è legata al “bisogno” che si ha dell’altra persona e dalla necessità di averla nella propria esistenza così per com’è; una seconda caratteristica si associa  al desiderio di “dare” nel senso di donare se stesso e tutto ciò che si può senza pretese o rivalse; una penultima caratteristica è rintracciabile nel “romanticismo”, quell’atteggiamento o aspetto del comportamento riferibile a azioni gentili e amorevoli rivolte all’altro membro della coppia perché comprenda quanto amore c’è e si prova; un’ultima caratteristica è riguarda il piacere della “compagnia” e della condivisione degli spazi e delle esperienze che si originerebbe in modo automatico e mai forzato.

Mentre per gli aspetti che potrebbero riguardare in linea di massima l’amore non adattivo si osservano alcune proprietà tipiche. Una prima considerazione rimira l’elemento del “potere” e tutti quegli atteggiamenti volti a sovrastare l’altro ignorandone gusti, piaceri e desideri, come se ci fosse un ring immaginario sul quale guerreggiare l’essenza del partner e, una volta vinto, godere dei fasti della “vittoria immaginaria” dimenticando il rispetto dell’altro e le ferite eventualmente inferte (a volte anche profonde): sembra più una lotta che una relazione amorevole. Un’altra caratteristica è rappresentata dalla “possessione”, ossia tutti quegli atteggiamenti orientati a manifestare il desiderio di proprietà del partner, come se l’altro membro della coppia fosse un oggetto (non un pari livello) senza pensieri o ambizioni, un mero strumento da possedere e in alcuni casi mostrare (come fosse un premio); il desiderio per la compagnia dell’altro si trasforma diventando spasmodica ricerca dell’unione con il proprio “oggetto” d’amore a cui conseguono dosi considerevoli di euforia e apparente felicità ( dietro cui si cela spesso paura e angoscia se non si riuscisse a ottenere la completa attenzione dell’altro).  Strettamente legato alla possessione è l’idea immaginifica di “protezione”, non qui inteso come luogo dove ripararsi se ce ne fosse la necessità, ma come strenua e aberrante idea difensiva a volte anche estrema da fonti minacciose che spesso risiedono più nella mente di chi la mette in atto che non nella realtà; alle volte vi è l’idea che l’amore è cieco, incapace e monitorabile solamente dal proprio controllo ossessivo. Si potrebbe anche assistere a scene di vera e propria pietà o “compassione” nei confronti del partner, visto come indifeso e inetto di fronte alle asperità della propria realtà, come se fosse asimmetricamente percepito come un fanciullino incapace e facilmente attaccabile. Anche se per fortuna non in tutti i casi, si potrebbe assistere ad atteggiamenti e comportamenti “perversi”, devianti, anomali e anormali, da cui bisogna proteggersi e ai quali bisogna porre un livello di attenzione sostenuta e intransigente.

Oltre alle suddette caratteristiche strutturali della dipendenza affettiva, si percepiscono elevati quote di amore immaturo e tossico quando questo penetra quasi interamente nella vita della persona occupandone grossissime percentuali di posizione, come se null’altro fosse importante e passionale, o non ci fosse nessun’altra ragione di vita. Comportamenti di controllo eccessivo, di possessione o perversione che risultano incontrollabili nonostante gli impegnativi sforzi vanno monitorati con attenzione ed eventualmente segnalati a professionisti del settore che potrebbero lavorare per arginare e risolvere la problematica soprattutto se questa potesse avere delle reali conseguenze negative sulla vita di tutti i giorni di entrambi i membri della coppia oltre che a estendersi su altri ambiti della vita quotidiana.

Il punto centrale della dipendenza affettiva è l’erronea convinzione che solo le relazioni romantiche e amorose possono dare senso alla vita della persona, come se vi fosse un potere di risoluzione magica che annienterebbe tutti gli altri interessi o le altre passioni della vita della persona. Frasi del tipo “tu sei tutto il mio mondo” o “ti penso continuamente” o “Tu sei il mio unico porto sicuro”, se pronunciate dalla bocca di chi vuole esprimere il proprio amore sano e robusto al partner, senza magari condividerne il significato letterale ma solo potenziale, ritraggono degli espedienti romantici molto carini e apprezzabili, ma se rappresentassero in tono assolutamente letterale il significato espresso, riprodurrebbero il segnale che qualcosa di irregolare e di non maturo amorevolmente stia accadendo nelle convinzioni del partner che le pensa e le vive.

Come tutte le altre dipendenze (è stata inserita nell’elenco delle New Addiction nel DSM 5) anche quella affettiva esibisce comportamenti sempre più intensi e frequenti di controllo e possessione, oltre a occupare buona parte della giornata in chi la esperisce e uno scarsissimo controllo di azione e contrasto che rende il dipendente assolutamente in balia dei suoi pensieri ossessivi sull’amore; sembrerebbe esserci anche una forma di crisi di astinenza come conseguenza dell’assenza del partner. Rispetto al genere appare una patologia soprattutto al femminile, con fascia di età variabile dalla post-adolescenza fino all’età adulta. Esistono tuttavia anche casi di dipendenza affettiva negli uomini, con caratteristiche e manifestazioni comportamentali lievemente diversi.

Neurochimicamente parlando sembra che il mantenimento di bassi livelli di serotonina durante le relazioni amorevoli durature possano essere associati alla presenza di dipendenza affettiva. Altre teorie legate alle cause della comparsa della dipendenza affettiva risiederebbero nella formazione di legami di attaccamento durante l’infanzia. Ricordiamo che per legame di attaccamento si intende un sistema non statico di pensieri e comportamenti che partecipano alla formazione di un legame specifico fra due persone, derivabili dalle relazioni primarie che avvengono tra bambino e chi se ne prende cura. Il sottotipo di attaccamento ansioso-ambivalente, in cui sostanzialmente (l’argomento meriterebbe approfondite disamine che renderebbero off topic l’intervento n.d.a) non vi è nel bambino la certezza che la figura di attaccamento sia disponibile a rispondere a una propria richiesta d’aiuto, sarebbe il più probabile a sviluppare idee e comportamenti di dipendenza affettiva: come se vi fosse alla base sempre e solo il desiderio di appartenere, di entrare in relazione, di sentirsi amati e protagonisti di una dimensione di coppia sincera e affettuosa senza la possibilità che l’altro possa o debba andarsene, perché questo rappresenterebbe (come da bambino) il segnale che forse non vi sono sul “piatto” delle relazioni di interesse e amore vero.

Naturalmente l’articolo non nasce dall’esigenza di giudicare chi dovesse riconoscersi o identificare il proprio partner, dal momento che di solito determinati atteggiamenti di dipendenza potrebbero avvenire in modo automatico e al di fuori della consapevolezza e soprattutto del controllo. Uno slancio di adattamento risiederebbe nell’individuazione da parte della persona della problematica e nell’impegno a intraprendere un lavoro con un professionista per ridurne gli effetti o ricercarne le origini.

Concludo con la frase dello psicologo Enrico Maria Secci “L’ossessione è il segno distintivo della dipendenza affettiva, indipendentemente dalle diverse forme che assume”, che mette in luce il profondo significato di coppia che la dipendenza affettiva racchiude in se soprattutto in termini di esiti negativi e di sofferenza.

Trovo utili e stimolanti i seguenti riferimenti: “Love Addiction: Definition, Etiology, Treatment” di Steve Sussman del 2010 e pubblicato su Sexual Addiction e Compulsivity: The Journal of Treatment e Prevention; “Should Virtual Sex Be Treated Like Other Sex Addictions?” di Maressa Hecht Orzack e Carol J. Ross e pubblicato su Sexual Addiction e Compulsivity: The Journal of Treatment & Prevention nel 2007;“Donne che si fanno male” di Dusty Miller del 1994 e pubblicato da Feltrinelli.