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La gelosia, meglio riconoscerla che ignorarla

Steven Spinello Psicologo Gelosia

Tutti siamo abituati a pensare alla gelosia come qualcosa che risieda all’infuori di noi, causato esclusivamente da fattori terzi, esterni al nostro controllo. In questo articolo proveremo a indagarne le origini dettagliandolo di caratteristiche salienti.

In questo articolo verrà sviscerata l’annosa e spigolosa questione della gelosia in alcuni suoi aspetti peculiari. Anche se il focus sarà quello della gelosia nelle relazioni sentimentali, verranno forniti gli strumenti per generalizzare la questione anche ad ambiti differenti da quelli meramente sentimentali e di coppia, poiché di gelosia è pieno anche il mondo del lavoro, della famiglia e degli amici.

Definiamo la gelosia come la risposta a una minaccia immaginaria o reale nelle relazioni importanti e significative, che riguardano anche la sfera intima e più in generale individuale. Per definizione, questa particolare condizione di ipervigilanza e attenzione è rafforzata da una diminuzione dell’autostima in chi la prova e/o da un potenziale o reale perdita di attenzioni da parte della persona con la quale siamo in relazione. Oltre a coinvolgere il mondo delle emozioni, la gelosia riguarda anche pensieri e comportamenti.

Lo psicologo Buunk verso la fine degli anni 90 ha cercato di distinguere tre tipi qualitativamente differenti di gelosia, focalizzandosi quasi esclusivamente sulle relazioni amorose (anche Freud aveva tripartito la gelosia, ma preferisco di gran lunga la suddivisione di Buunk, n.d.a).

Il primo tipo di gelosia è detta “reattiva” e riguarda l’esperienza di irritamento che si verifica nel momento in cui il proprio compagno/a è realmente coinvolto in una extra-relazione che implica sia il coinvolgimento emotivo e/o della sessualità, siano essi semplici flirt o vere e proprie relazioni adulterine. Risulta chiaro che questo tipo di gelosia si fondi su basi reali e non fantastiche ed è per cui reputata sana e razionale: una sorta di ovvia conseguenza del comportamento del partner e un valido segno di amore e impegno. Alcuni autori hanno trovato, addirittura, una proporzionalità diretta tra la gelosia reattiva e la buona qualità della relazione.

Il secondo tipo è la gelosia “preventiva” o possessiva e si riferisce alla tendenza, in chi la prova, di limitare al massimo i contatti del partner con terze persone potenzialmente “pericolose”, siano esse amici, colleghi, familiari; questo tipo di gelosia è risultata, nei casi più estremi, correlata a comportamenti violenti e stalking. Tuttavia, in altri casi, la prevenzione potrebbe sublimarsi in esiti comportamentali positivi con  azioni volte a manifestare attenzione romantica e coinvolgimento sentimentale, come comprare sempre dei regali o pensare sempre a delle sorprese in modo da limitare al minimo (secondo le proprie congetture) le eventuali volontà fedifraghe del partner.

Il terzo tipo di gelosia è chiamata “ansiosa” e riguarda il costante e intrusivo pensiero riguardo alla possibilità che il proprio partner possa intrattenere delle relazioni extra-coppia. Il livello di apprensione è decisamente alto e coinvolge sentimenti di preoccupazione eccessiva e limitante, ansietà, sospetto, sfiducia e irritamento. Tutti quei sospetti infondati, quella costruzione immaginifica di fatti e circostanze mai avvenuti e solo paventati a cui segue una cascata di emozioni negative di paura, sospetto e sfiducia che corrodono la relazione e la serenità individuale. Alcune ricerche hanno appurato che, in alcuni casi, nell’esperienza di queste tipologie di gelosia vi sia una specie di proiezione di pensieri, sentimenti e preferenze propri, sul partner.

Relativamente all’orientamento sessuale e al sesso degli individui, si è trovato che le donne eterosessuali tendono a riportare livelli più alti di gelosia reattiva e ansiosa rispetto agli uomini eterosessuali, mentre donne e uomini omosessuali esperiscono con meno intensità la gelosia reattiva in risposta all’infedeltà del proprio partner.

Se volessimo viaggiare nell’universo dell’evoluzione troveremmo le basi ancestrali e biologicamente evolutive della gelosia negli eterosessuali. Probabilmente l’origine della gelosia per l’uomo (tutto a livello inconscio) risiederebbe nella propensione a controllare la paternità della prole ipervigilando sulla potenziale intromissione di terzi uomini nella fecondazione della propria compagna: se ciò avvenisse l’uomo impiegherebbe il proprio impegno a occuparsi di figli non suoi, e questo non sarebbe evolutivamente adattivo. Nel caso della donna invece, l’origine della gelosia riguarderebbe l’eventuale perdita di impegno, attenzioni ma soprattutto risorse da parte del proprio uomo specialmente per il sostentamento della prole a vantaggio di un’altra donna e dei suoi figli. In questo caso come nel precedente, l’impianto della gelosia avrebbe ottenuto un impatto difensivo nel processo e nelle priorità dell’evoluzione, diventando caratteristica vantaggiosa, stabile e ripetibile nell’uomo nel corso dei millenni.

Secondo invece le prospettive socio-cognitive una possibile spiegazione del fenomeno della gelosia risiederebbe nel concetto dell’ipotesi del “dominio rilevante”: la gelosia si rivolgerebbe nei confronti di un/una rivale che ci supererebbe nella espressione di domini particolarmente rilevanti e importanti nella definizione del sè. Se un uomo, a esempio, si sentisse particolarmente non prestante da un punto di vista fisico attiverebbe la propria gelosia, automaticamente, alla presenza di un altro uomo (rivale) che invece lo supererebbe in quel dominio della fisicità.

Qualunque sia la base di attivazione della gelosia è innegabile che si tratti di un fenomeno quanto mai presente e attuale e che purtroppo diventa, se non arginato, riconosciuto e controllato, il motore di violenze (a volte anche efferate) sia fisiche che psicologiche. Nulla è comunque perduto, tutto si può adattare e “aggiustare”, per cui mi sento di poter consigliare (prima che diventi un problema purtroppo irrimediabile) a chiunque avesse il sentore che la propria dose di gelosia stesse compromettendo il proprio benessere psico-fisico oltre alla qualità della propria relazione significativa, di rivolgersi a professionisti del settore che in un percorso congiunto e condiviso potrebbero raggiungere l’obiettivo del ritrovato benessere personale e relazionale.

Concludo con la frase del famoso saggista Roland Barthes, che forse esemplifica i pensieri del geloso ansioso e preventivo: “Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l’altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri”.

Invito chi volesse approfondire a consultare: “ The dark triad and three types of jealusy: it’s relations among heterosexuals and homosexuals involved in a romentic relationship” di Dick Barelds e colleghi del 2017 e pubblicato su Personality and Individual Differences; “Sexual and Emotional Infidelity:  Evolved Gender Differences in Jealousy Prove Robust and Replicable” di David M. Buss del 2017 e pubblicato sull’Association for Psychological Science; “Factors Associated with Jealousy Over Real and Imagined Infidelity: an Examination of the Social‐Cognitive and Evolutionary Psychology Perspectives”di Christine R. Harris del 2003 e pubblicato sul Psychology of Women Quarterly; “Sex Differences in Jealousy: Evolution, Physiology, and Psychology” di David M. Buss e colleghi del 1992 pubblicato su Psycological Science.