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Il “Super eroico” legame psicologico tra fratelli, soprattutto se litigano da bambini

Steven Spinello Psicologo Legame Psicologico Fratelli

Il tema della conflittualità è misto e variegato e si potrebbe intraprendere da molteplici punti di vista. In questo articolo saranno sviscerati gli aspetti positivi della conflittualità tra fratelli durante l’infanzia per sottolinearne gli aspetti consistentemente favorevoli e non direttamente riscontrabili ma sottesi.

Chiunque abbia avuto fratelli, come chi scrive, sa e ha vissuto un’escalation di conflittualità alle volte apparentemente immotivata ma con livelli di intensità e di rabbia senza eguali. Abbiamo discusso e litigato, ci siamo sentiti offesi, non abbiamo rivolto loro la parola per giorni interi dimostrandoci freddi e distaccati, ma oggi, probabilmente non potremmo fare a meno della loro presenza, del loro affetto e del loro ESSERCI nella nostra vita.

È risaputo che avere e coltivare delle relazioni intime arricchisca la nostra vita in molti modi perché in generale riservano delle conseguenze per l’individuo incommensurabili e incontrovertibili. È allo stesso modo ritenuto importante da tanti coltivare delle relazioni che ci riserveranno “soltanto” esperienze rette e positive, come se a buone esperienze conseguissero sempre cose belle, e al contrario. a esperienze non piacevoli conseguissero solamente esiti negativi.

È opinione di molti che a una vita piena di persone che ci aiutino al nostro fianco derivi un livello di benessere individuale dignitoso e lontano dalla solitudine. Vi sono però delle ricerche che pongono l’attenzione su quanto possa, alle volte, essere vero il contrario ossia quanto di negativo ci sia nel ricevere supporto sociale in momenti in cui non ve ne sia bisogno. Quasi a sconfessare il DOGMA della proporzionalità diretta tra buone esperienze e conseguenze ottimali si scopre che a relazioni di aiuto (buone esperienze) in periodi neutri da punto di vista dello stress si realizzino esperienze legate al benessere negative: una sorta di rivoluzione copernicana. L’altra faccia della medaglia affermerebbe quindi che a conflitti interpersonali tra i bambini con i propri fratelli, a esempio, si potrebbero ottenere delle esperienze di sviluppo positive e funzionali per un’infinità di opportunità future e presenti.

Una prima considerazione riguarderebbe la logica e l’esperienza quotidiana di tutti; è ormai sdoganato il concetto per cui da difficoltà relazionali, generalmente, possano realizzarsi linee di sviluppo considerevoli. Le avversità, potenzialmente, consentirebbero alle persone di cogliere il positivo (che è in loro stessi) per sfruttarlo in futuro magari per affrontare meglio avversità simili o di intensità superiore.

I conflitti tra fratelli poi sono qualcosa di unico e irripetibile non accostabile a qualsiasi altro tipo di conflittualità relazionale. In generale, quando ci troviamo nel pieno della conflittualità con qualcuno da adulti possiamo scegliere di terminare i rapporti e così la conflittualità, vuoi per non affrontare il nocciolo della questione, vuoi perché la rabbia è molta oppure perché crediamo che dell’altra persona non ci importi poi così tanto. Nel caso di un’intensa conflittualità tra fratelli da bambini invece siamo costretti a vivere quella conflittualità, a coabitare con la persona che ha generato in noi tutta quella resistenza e quella rabbia costringendoci così ad affrontare il problema e tollerare meglio l’ostilità e il suo fautore. Diversi sono i fattori responsabili della maggior parte dei conflitti tra fratelli: una famiglia abbastanza numerosa, una diseguale distribuzione del potere e della voglia di dominare tra fratelli, gelosia, rivalità negli affetti, sistema culturale individualistico etc.

Un primo beneficio derivabile dalla conflittualità tra fratelli è rappresentato, senza dubbio, dal vantaggio di imparare qualcosa di sé e a difendere i propri interessi e i propri bisogni, discutendo, articolando pensieri, correlando azioni e sensazioni: in questo modo il litigio diventerà una palestra di vita simulata e protetta in cui è possibile discutere regole sociali, scuse e giustificazioni.

Un altro privilegio è rappresentato dall’opportunità di capire e tollerare gli eventi negativi in modo non distruttivo e irreparabile, vista anche la natura della relazione familiare intensa. Questo atteggiamento di tolleranza potrebbe essere sperimentato dall’individuo in futuro e in contesti differenti da quelli familiari riparando le ferite e i conflitti attraverso una risoluzione migliore ed efficace (avendolo già fatto con i propri fratelli). A causa dell’elevata quantità di emotività esperita durante le discussioni il bambino e così anche l’adulto si comporteranno nel futuro in modo da evitare simili discussioni, imparando forse a controllare sé stessi e le proprie pulsioni.

Comprendere qualcosa di sé stessi, in riferimento ai propri atteggiamenti e comportamenti, significa acquisire regole sociali che costringeranno a cambiare direzione al proprio sguardo, non solo rivolgendolo a sé stessi ma anche agli altri, a quello che provano, alle loro emozioni e a cosa agli altri potrebbe dar fastidio di noi. Il conflitto in questo caso insegnerebbe l’arte della negoziazione e del compromesso, che inevitabilmente istruirà ad abbandonare un po’ le proprie esigenze in favore dell’altro, a cambiare punto di vista ed essere meno egoisti.

La conflittualità tra fratelli inoltre accentua le differenze individuali (forse causa dello scontro), contribuendo alla costruzione di un limpido e “in progress” senso di identità. Durante il confronto il fratello diventa uno specchio dal quale viene riflessa l’immagine che noi rivolgiamo all’esterno e di cui, a volte, non siamo propriamente consapevoli. Inoltre il sottogruppo familiare dei fratelli godrebbe di un distintivo sistema di identità composto da una moderata dose di aggressività “buona”, che non tende a distruggere (dal latino “ad gradior” indicante l’azione di avvicinarsi a qualcuno o qualcosa) e un’elevata dose di calore e prossimità fisica e morale.

Non sorprendentemente, utili ripercussioni si notano anche da adulti quando i fratelli diventano genitori a loro volta. È stato dimostrato che bambini di madri che in passato avevano avuto una serie di conflittualità con i propri fratelli interagivano più positivamente con gli altri bambini e non solo, rispetto a bambini figli di madri che raccontavano solamente esperienze positive con i propri fratelli. Le madri appartenenti al primo gruppo infatti manifestavano stili meno autoritari, meno favoritismi tra i propri figli e elevati livelli di sensibilità riguardo ai conflitti tra i loro figli.

Ognuna delle conseguenze positive elencate precedentemente accresce il bagaglio comportamentale e cognitivo dell’individuo rendendolo un po’ più adattabile al contesto affettivo, relazionale e socio culturale di appartenenza. Per cui il consiglio che mi sentirei di dare ai genitori che si staranno chiedendo cosa fare e a come intervenire nelle dispute tra fratelli è di lasciar litigare “amorevolmente” i propri figli, rispettando quel momento, monitorando l’intensità e le motivazioni sottese e soprattutto rispettando i tempi di risoluzione propri del momento, assicurando vicinanza, comprensione e non parteggiamento a priori. Niente paura per i figli unici! Sebbene i vantaggi appena discussi nel presente articolo potrebbero non riguardarli, è allo stesso modo vero che ogni individuo troverebbe delle vie collaterali e alternative per imparare, allenarsi a vivere e acquisire quelle competenze necessarie per la propria vita in modo ideale e adeguato.

Mi piaceva concludere citando l’aforisma di un anonimo, e che una volta mi fu dedicato da mio fratello Peppe, che dice “Ho cercato la mia anima, ma non riuscivo a vederla. Ho cercato il mio Dio, ma il mio Dio mi sfuggiva. Ho cercato mio fratello e ho trovato tutti e tre.” Perché un fratello è per SEMPRE, un legame indissolubile, un affetto non paragonabile ad altri, una PRESENZA ESSENZA di vita importantissima. A LORO!

Tutti quelli che volessero approfondire quanto espresso in questo articolo potrebbero consultare i seguenti riferimenti: “The role of maternal factors in sibling relationship quality: a multilevel study of multiple dyads per family” di Jenkins e colleghi del 2014 e pubblicato su  The Journal of child psychology and psychiatry; “Positive consequences of sibling conflict in childhood and adulthood” di Bedford e colleghi e pubblicato nel 200 su The International Journal of Aging and Human Development; “Early experiences with family conflict: Implications for arguments with a close friend” di Herrera e Dunn del 1997 e pubblicato su Developmental Psychology“Social support versus companionship: Effects on life stress, loneliness, and evaluations by others” di Rook nel 1987 e pubblicato sul Journal of Personality and Social Psycholog