“Chiedere scusa” in chiave psicologica: vantaggi e resistenze

Steven Spinello Psicologo Chiedere Scusa

Un inconsueto viaggio che indaga i risvolti psicologici che facilitano o impediscono l’ammissione di colpa, con un’impegnata focalizzazione sugli elevati aspetti positivi legati al “chiedere scusa”, che purtroppo di consueto, manca nelle relazioni significative.

Quante volte nella vita ci sarà capitato di offenderci a causa di un comportamento spiacevole dell’altro o di una parola detta in un modo poco consono, o quando pensiamo che l’altro, con cui siamo in relazione, abbia agito non tenendo in considerazione noi, quello che siamo, quello che pensiamo, quello che proviamo. Quante altre volte invece, ci siamo trovati in una situazione in cui non eravamo le vittime della malefatta, ma i fautori; quante volte abbiamo agito, dimenticandoci per un attimo dell’altro, dei suoi sentimenti, delle sue emozioni, delle conseguenze per quello che stavamo facendo… Insomma, quante volte abbiamo sbagliato noi.

Ovviamente scrivo, nel rispetto di tutti quelli che non riescono a perdonare e a cui probabilmente è stato fatto un danno, forse decisamente irreparabile.

È anche vero che, a meno che non si viva in un modo in cui sono/siamo tutti perfetti, tutti siamo soggetti all’errore, tutti sbagliamo, e su questo possiamo farci poco o niente. Ovviamente non mi sogno nemmeno per un attimo, di avallare gli sbagli di tutti, perché l’eccesso di accondiscendenza potrebbe diventare un pretesto e non un errore non voluto o poco “pesato”. Questo articolo è pensato non per quelli che sbagliano abitudinariamente, che non tengono conto mai dell’altro, che agiscono sempre e comunque per soddisfare i propri bisogni e le proprie necessità a scapito del prossimo, ma per tutti quelli che, dopo aver fatto o detto qualcosa, ci riflettono su, valutano meglio un po’ quello che è successo e pensano: “HO FATTO UNA CAZZATA ENORME!!”; per tutti quelli che sono veramente dispiaciuti, e che vorrebbero un’ennesima chance.

Una delle modalità per tentare di rimediare è CHIEDERE SCUSA, un atto apparentemente semplice, ma che rispetta dei correlati psicologici individuali ai quali forse non abbiamo mai pensato.

La prima premessa da fare è la valutazione che chi sbaglia conferisce alla relazione, perché una relazione ritenuta fondamentale, merita una seria e un’attenta riflessione a cui potrebbe seguire la richiesta di perdono. Chiedere scusa ha il potere di riparare grosse fratture relazionali, di accelerare la guarigione dalle ferite emotive e rimarginare i cuori spezzati. Non si tratta soltanto di una necessità dai risvolti sociali, ma un’esperienza che conferisce a tutti la possibilità di allenare il rispetto e l’empatia; non dobbiamo dimenticare mai di appartenere allo stesso mondo degli altri, con i quali condividiamo anche le stesse attitudini potenziali all’errore. Chiedere scusa vuol dire scavarsi dentro, conoscersi, comprendere sé stessi e l’origine delle proprie azioni; vuol dire auto-criticarsi e acquisire consapevolezza delle proprie azioni e dei consequenziali effetti, perché è verissimo che le scuse non possono in alcun modo cambiare il passato, ma è altrettanto reale che alle volte, possono disinnescare più o meno sostanzialmente gli effetti negativi delle azioni.

I benefici in chi le riceve sono imponenti: vengono disarmati dall’odio e dalla rabbia, tossici per il vissuto quotidiano di tutti. I correlati fisiologici sono altrettanto notevoli sia per chi si scusa che per chi le riceve: abbassamento dei livelli della pressione arteriosa, riduzione della frequenza cardiaca e un conseguente equilibrio dei ritmi respiratori.

Il rimorso e il rimuginio logorano l’animo di chi è intento a sprecare enormi quantità di energie mentali per colpevolizzarsi e vergognarsi per ciò che ha fatto. Chiedere scusa ci mette al livello dell’altro sia emotivamente che fisicamente, tentando di disattivare il rimorso e permettendo di acquisire un’immagine di sé finalmente mirabile e rispettosa; ci fa sembrare più “umani”, sconfessando i valori di infallibilità e superiorità, con i quali conviviamo tutti i giorni. Oltretutto, a seguito di uno sbaglio, spesso si è costretti a vivere distanti dall’altro membro della relazione significativa e forse un po’, anche da sé stessi. Scusarsi accorcia queste distanze, regalando intimità e vicinanza alla relazione ritrovata e rinnovata. Tra le altre cose, l’umiliazione susseguente a uno sbaglio, potrebbe rappresentare un deterrente per la commissione di altri sbagli futuri.

Relativamente al tema del controllo è innegabile, che quando chiediamo scusa a qualcun altro stiamo offrendo il “controllo della relazione e della decisione”, una proprietà che forse in passato era totalmente in mano di chi stava commettendo l’errore; vuol dire ridistribuire il potere sottratto in un passato più o meno remoto. Chi si trova nella posizione di dover ricevere delle scuse può decidere di accettarle o rifiutarle, esercitando una gestione degli eventi impareggiabile e forse finalmente meritata.

Una ricerca del 2012 dell’Università di Stanford, ha evidenziato che tanto più le relazioni erano significative, tanto più le scuse venivano ritenute sincere e degne di perdono, anche se sorprendentemente essenziali. È stato infatti dimostrato che relazioni significative senza le scuse del “colpevole”, non ottenevano gli stessi risultati positivi sia in termini di perdono che di serenità relazionale (la frase del film Love Story degli anni 70, “Amare vuol dire non dover dire mai mi dispiace” mal si concilia con i risultati trovati). Le relazioni oggetto della ricerca della Schumann, erano relazioni amorose, ma mi sento di poter generalizzare il concetto a tutte le relazioni significative di cui siamo protagonisti nella vita di tutti i giorni.

Le scuse sincere possiedono delle incontrovertibili ed essenziali caratteristiche: innanzitutto bisogna che ci sia il rimorso, ossia quell’emozione particolare di chi sa di aver sbagliato (“Mi dispiace..”); un’accettazione di responsabilità vera e non simulata o strumentalizzata dell’azione che si è compiuta e un’ammissione di colpevolezza (“E’ stata colpa mia, non avrei dovuto…”); la consapevolezza vera e dettagliata delle conseguenze causate dall’azione spiacevole (“So di averti fatto del male…”); la promessa di non ripetere più l’errore (“Mi impegnerò al massimo affinché non possa accadere più un errore simile”); la richiesta di perdono (“Ti chiedo di potermi perdonare”); l’offerta di riparazione del danno (“Se posso in qualche modo riparare, non esitare a chiedere”); l’offerta di spiegazioni aprendo il proprio cuore (“Proverò a spiegarti i motivi che mi hanno spinto a comportarmi in quel modo, non perché voglia convincerti, ma perché la nostra relazione merita che io ti spieghi…”).

Ovviamente non esiste una ricetta preconfezionata, ognuno ha il suo modo, le sue certezze, il proprio modo di aprirsi e soprattutto delle grosse resistenze. Chiedere scusa costringe a lottare contro il proprio orgoglio, le proprie convinzioni e aspettative, con l’immagine imperturbabile che ognuno ha costruito di sé stesso; rende più vulnerabili, fa perdere il controllo delle proprie certezze, ma una volta intrapreso questo cammino, i risvolti saranno incommensurabili e straordinari perché ci saremmo liberati di questo enorme macigno con il quale era diventato difficile continuare il cammino di vita. Anche se le scuse venissero rifiutate, tutte le conseguenze positive di cui abbiamo parlato nell’articolo avrebbero luogo, tranne ovviamente, il riavvicinamento con l’altro che invece dovrebbe provare a conoscere i meravigliosi benefici del perdono.

Esplicitando un pensiero dello psicologo Bert Hellinger, concludo: “se tu dici: < mi dispiace >, stai di fronte (all’altra persona, n.d.a)…conservi la tua dignità, e così l’altro può avvicinarsi a te più facilmente…”

Invito chiunque fosse interessato a consultare l’articolo “Does love mean never having to say you’re sorry? Associations between relationship satisfaction, perceived apology sincerity, and forgiveness di Karina Schumann, pubblicato nel 2012 sul Journal of Social and Personal Relationships; il libro “Ordini dell’amore. Un manuale per la riuscita delle relazioni” del 2013 di Bert Hellinger, edito da Feltrinelli.