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Il misterioso potere della Musica nella nostra vita

Steven Spinello Psicologo Potere Musica

Da sempre la musica rappresenta un prezioso strumento di espressione delle emozioni, di modificazione del proprio umore; accompagna la nascita o la fine di un amore, di una sincera amicizia, sancisce indelebilmente un importante momento della nostra vita. Di seguito proveremo a raccontare e spiegare alcuni meccanismi legati al rapporto tra uomo e musica.

Un profondo aforisma dell’illustre scrittore Harry Allen Overstreet recita: “Ho i miei dolori, amori, piaceri particolari; e tu hai i tuoi. Ma dolore, gioia, desiderio, speranza, amore, appartengono a tutti noi, in ogni tempo e in ogni luogo. La musica è l’unico mezzo con cui sentiamo queste emozioni nella loro universalità”. Nella sua apparente semplicità, questa frase esprime tutto l’inestricabile legame, a volte anche oscuro, che riguarda l’essere umano e la musica.

Da secoli l’argomento suscita l’interesse di tutti e in questo articolo cercheremo di rispondere ad alcune delle più comuni questioni riguardanti il rapporto uomo/musica.  Chiaramente l’argomento è troppo vasto per essere completato in un solo articolo per cui affronteremo pochi, seppur interessanti questioni.

Un articolo di Garrido e colleghi del 2011, che ha come focus centrale la domanda: “Perché le persone ricercano generi musicali o semplicemente canzoni che li rattristano suscitando emozioni negative?”, introduce una serie di concetti centrali; con molta probabilità questi fattori potrebbero essere estesi a tutto il set emotivo della persona e non soltanto all’emozione della tristezza. Un aspetto chiamato in causa è la “concentrazione mentale” che un ascoltatore di musica abituale, proverebbe al presentarsi di brani in grado di suscitare emozioni negative. Queste emozioni originate sarebbero vissute e soddisfatte non consapevolmente e quindi senza l’automatico stato di dispiacere che si attiverebbe se non fossimo cosi “assorti” e “concentrati” dalla musica. Questa estrema concentrazione consentirebbe alla persona di staccarsi un attimo dalla realtà per “viversi” l’emozione e accettarla in quanto tale.

Se questo processo avviene è anche grazie a un altro elemento specifico degli esseri umani: l’immaginazione. Anche nel caso di un brano che non contenga parole in grado di stimolare l’emozione, l’individuo potrebbe ricordare una persona, una situazione, delle parole, che intensificherebbero la risposta emotiva generata. Naturalmente l’evocazione potrebbe essere assolutamente fittizia e immaginifica, non includendo scene o persone realmente esistenti nella vita dell’ascoltatore. Numerose ricerche che si sono occupate delle reazioni fisiche provocate dalla musica, o da estratti di brani, hanno documentato le risposte fisiologiche delle persone: sudore, eccitazione sessuale, la “pelle d’oca”, e questo dimostrerebbe la potenza della musica in quanto veicolo di emozioni che probabilmente non si potrebbero spiegare altrimenti, neanche se provassimo a illustrarle verbalmente.

Un’altra caratteristica preminente è rappresentata dall’empatia, ossia quell’automatica disposizione a mettersi nei panni dell’altro, soprattutto nel suo stato emotivo in modo del tutto spontaneo. Quando ascoltiamo un brano, esperiamo automaticamente (se è bravo il cantante, n.d.a) l’emozione provata dall’interprete in modo del tutto reale come se stessimo partecipando al suo dolore, la sua gioia, la sua rabbia; avviene lo stesso quando una persona ci racconta una sua esperienza emotivamente rilevante e forte: ci sentiamo come contagiati emotivamente. Sembrerebbe che musicisti ed amanti della musica, avrebbero costruito nel corso degli anni un insieme di abilità empatiche che permetterebbe loro sia di codificare che decodificare messaggi emotivi attraverso la musica, le note, le parole, in modo specifico e specializzato.

È chiaro che tutte queste reazioni dipendono sostanzialmente dalle caratteristiche specifiche della persona, da quelle della musica, dalla situazione contingente nella quale la persona e la musica si trovano in quel preciso istante e dal contesto socio culturale specifico, sottolineando l’enorme potere comunicativo e sociale della musica. Ne sono esempio le canzoni di protesta politica che esaudirebbero in modo indiretto o diretto un’importantissima funzione sociale di protesta collettiva e che, probabilmente, annullerebbero il proprio effetto anche in termini di risposta dall’uditorio in un contesto sociale differente da quello nel quale quella canzone era nata. Oltre alle funzioni di protesta vi sono tantissime altre funzioni che nel tempo la musica ha incarnato: rituali religiosi, continuità culturale o integrazione sociale.

Rispetto al particolare momento di vita, è da sottolineare il valore sostanziale che rappresenterebbe la musica durante l’adolescenza. Zillman e colleghi affermano che gli adolescenti considerano la musica come oggetto di gratificazione poiché credono che la musica espleti importanti funzioni di vita: distrazione dai problemi, modificazione del proprio umore, riduzione della solitudine, integrazione tra pari. La musica rappresenterebbe una sorta di tratto distintivo della propria identità (in costruzione durante l’adolescenza) che avvicinerebbe o distinguerebbe se stessi dagli altri. Pensiamo a quante amicizie sono nate grazie ad un genere musicale o una canzone in comune. La musica sarebbe un catalizzatore di relazioni interpersonali in grado di costruire legami in modo del tutto involontario, duraturi e spesso eterni.

Per quanto riguarda le corrispondenze nel nostro cervello, possiamo asserire che la musica ha effetti positivi sulla memoria, sull’espressione della parola e anche sull’apprendimento. Studi che hanno utilizzato la PET (tomografia ad emissione di positroni) hanno trovato che le aree temporali sarebbero la sede della ricezione delle vibrazioni sonore, le aree talamiche dell’attivazione emotiva (insieme a tutto il sistema limbico) mentre l’interpretazione cognitiva del suono sarebbe di competenza dell’area di Wernicke, in prossimità del centro dell’emisfero superiore sinistro del cervello. Dal momento della loro percezione da parte dell’udito, i suoni vengono trasmessi al tronco cerebrale prima e alla corteccia uditiva primaria. Una recente ricerca di Josh McDermott e colleghi ha trovato un gruppo di cellule nervose del cervello umano che rispondo in modo selettivo alla musica e non ad altri suoni come quelli delle semplici conversazioni che attiverebbero invece un altro gruppo di neuroni. Questi due gruppi di neuroni si troverebbero in diverse parti della corteccia uditiva e questo suggerirebbe l’esistenza di percorsi di sviluppo e di specializzazione diversi nel cervello per l’analisi della musica e della parola.

Alla luce di questo è innegabile che la musica giochi un ruolo fondamentale per lo sviluppo della persona e in modo generale per tutta la sua vita. Ognuno costruisce significati propri, intraprende conversazioni, costruisce legami, si innamora, si arrabbia, si lascia cullare dalle note di un interprete o ne disprezza ferocemente un altro. Il fattore comune di questa considerazione è che tutti, in un modo o nell’altro “vivono” (chi più intensamente, chi meno) attraverso la musica.

Per chi volesse approfondire alcuni aspetti consiglio la lettura di alcuni articoli: Distinct Cortical Pathways for Music and Speech Revealed by Hypothesis-Free Voxel Decomposition di Sam Norman-Haignere e colleghi del 2015 sul“Cell Press”;Individual Differences in the Enjoyment of Negative Emotion in Music: A Literature Review and Experiment di Sandra Garrido e Emery Schubert del 2011 pubblicatosul “Music Perception: An Interdisciplinary Journal”; The Psychological Functions of Music in Adolescence di SuviLaiho del 2009 pubblicatosul “Nordic Journal of Music Therapy”; Uses of music and psychological well-being among the elderly di Petri Laukkanel 2007 pubblicatosul“Journal of Happiness Studies”; The Functions of Music in Everyday Life: Redefining the Social in MusicPsychology di David J. Hargreaves e Adrian C. North del 1999 pubblicatosul“Psychology of Music”; Musical taste in adolescence di Zillmann e colleghi, capitol del libro “The social psychology of music” di Hargreaves e colleghi, pubblicatodall’ Oxford University Press;The Role of the Cerebral Hemispheres in Music di Anne Gates e John L. Bradshaw del 1977 sul “Brain and Language”.