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I vantaggi psicologici dei cartoni della Disney per i bambini (e non solo)

Steven Spinello Psicologo Film Disney Psicologia

Sono milioni di milioni i bambini che sono stati accompagnati nel percorso della loro crescita morale e personale dai protagonisti del magico mondo della Disney. In questo articoli verranno evidenziati alcuni dei contributi più incisivi dei cartoni Disney sul processo maturativo di ogni essere umano.

Quanti, nel corso della loro infanzia hanno trascorso ore o giorni a incantarsi di fronte al meraviglioso mondo dei cartoni della Disney? Chi scrive, ammette di averlo fatto in maniera quasi morbosa al limite dell’impossibile, al punto di conoscere a memoria le battute di una serie di personaggi, protagonisti o meno di alcuni di questi film d’animazione. Chiunque dovesse riconoscersi, anche approssimativamente, nella descrizione sovrascritta può tirare un respiro di sollievo perché a breve enunceremo alcuni dei molteplici vantaggi, di cui i fruitori affezionati dei cartoni della Disney avranno, quasi certamente, fatto tesoro.

Un aspetto ampiamente dimostrato sarebbe rappresentato dalla forza educativa esercitata dai molti personaggi, protagonisti e non, delle storie. I film della Disney promuovono uno dei valori umani più apprezzati: l’altruismo; pensiamo alle gesta di Mulan, che a rischio della sua vita è riuscita a salvare il suo popolo dall’invasione straniera, alle prodezze di Hercules, di Robin Hood, di Saetta Mcquenn, che rischia la vittoria per favorire la felicità di un altro competitor della gara di auto. L’effetto audiovisivo dei cartoni (di per se già abbastanza significativo) è fortificato dalle norme sociali che favorirebbero il comportamento prosociale, inteso qui, come qualsiasi comportamento volontario diretto a beneficiare altre persone.

I cartoni rappresenterebbero una sorta di rinforzo delle norme sociali preesistenti. Osservare un personaggio che ne aiuta un altro, restituisce una sensazione edificante di benessere emotivo in chi lo osserva. Inoltre è dimostrato che bambini “prosociali” sono più felici e hanno più relazioni con i pari rispetto a chi non lo è. Oltre alla prosocialità sono tantissimi altri i valori trasmessi dai cartoni Disney: l’importanza della famiglia nel cartone “Ribelle” raggiunge il suo massimo significato; l’amicizia che riluce negli occhi di Aladdin quando abbraccia il Genio nella scena finale del film; l’amore, rappresentato a esempio da Hercules che sceglie di rinunciare all’Olimpo e all’immortalità per rimanere accanto alla sua amata Meg; la fratellanza, in Koda fratello Orso; il senso di libertà, in Rapunzel, etc.

Secondo la teoria sociale cognitiva di Bandura, un modo attraverso il quale i bambini imparano è rappresentato dai modelli comportamentali che osservano dei genitori, degli insegnanti, del gruppo dei pari, o dai personaggi dei film. Riconoscersi nella forza di azioni di un personaggio che ha superato un eventuale situazione spiacevole, contribuirebbe alla formazione di modelli in grado di rinvigorire la percezione dell’efficacia personale dello spettatore che costruirebbe un set di comportamenti analoghi e caratteristici da utilizzare in specifici momenti della sua vita futura.

Gli studi di Kohlberg sulla formazione del pensiero morale suggerirebbero che la visione dei film d’animazione potrebbe, insieme ad una serie di altre condizioni necessarie ( che qui non accenniamo poiché esulerebbero dalla tematica dell’articolo), catalizzare il passaggio da un pensiero preconvenzionale caratterizzato da azioni positive agite per paura della punizione a un pensiero definito convenzionale, in cui il bambino in crescita, inizierebbe a individuare le intenzioni, i motivi delle azioni sue e degli altri, rappresentandosi un quadro più generale delle cose.

Un altro significativo aspetto dei cartoni Disney è quello emotivo. I film permettono l’emersione di emozioni strettamente correlate al pensiero; osservare le angherie perpetuate ai danni della povera Cenerentola (all’inizio del cartone) dalla matrigna e da Anastasia e Genoveffa, determinerebbe la percezione di un inspiegabile senso di ingiustizia che sfocerebbe in una successione di emozioni come la rabbia, il senso di sconfitta o il dispiacere; secondo lo stesso principio, alla fine del film, quando tutto si sistema al meglio per la protagonista,si allenterebbe la tensione e si libererebbe l’emozione positiva del piacere,  della felicità e della soddisfazione (è un po’ quello che accade quando guardiamo i film dell’orrore, n.d.a.). Questa serie di emozioni positive esperite potranno essere trasformate in altrettante risorse positive della persona utili a soddisfare eventuali necessità o bisogni futuri o per affrontare momenti particolarmente intensi e difficili della vita. A supporto di quest’ultimo concetto vi sono le ricerche di Tessar e colleghi che individuano tre principali fattori determinanti: il primo motivo sarebbe una sorta di fuga dalla realtà, una sorta di viaggio che porterebbe la persona lontana da se, dai suoi problemi, dalle sue preoccupazioni; un secondo motivo sarebbe rappresentato dal puro divertimento nel guardare un film e il terzo aspetto riguarderebbe lo sviluppo di alcune caratteristiche del sé, più durature e incisive.

Connesso all’aspetto emotivo è l’empatia che si “attiverebbe” di consueto guardando un bel film d’animazione (o qualsiasi film ben fatto, in generale). L’empatia permetterebbe allo spettatore di immergersi nell’oceano emotivo del personaggio del cartone, comprendendone perfettamente gli stati emotivi: è un po’ come se si indossassero per un attimo i suoi panni pur conservando una lucida consapevolezza di sé stessi e della propria identità; sarebbe proprio questa critica differenziazione tra sé e l’altro, afferma Coplan, che permetterebbe una piena connessione emotiva e un completo coinvolgimento empatico con il personaggio del cartone.

Sebbene è indubbio che non bastino soltanto ore ed ore di visione dei cartoni Disney per crescere probi e senza macchia, è altrettanto innegabile che tutte le argomentazioni trattate rappresentano una opportunità per le famiglie che potrebbero avvalersi di questi utili ed efficaci strumenti. i suddetti vantaggi renderebbero indispensabile per “funzionare” al massimo del loro potere, un affiancamento costante e prolungato delle famiglie, dei genitori e di tutte le persone significative che condividerebbero (in quel momento) con i bambini il viaggio verso i meravigliosi mondi incantati e pieni di emozioni che la Disney ha creato per loro. Un genitore che tenta di spiegare al figlio la differenza tra il bene e il male attraverso (a esempio) le immagini del Capitan Uncino e di Peter Pan o il rispetto per la disabilità, attraverso l’immagine di Quasimodo del Gobbo di Notre Dame sarebbe qualcosa di meravigliosamente auspicabile. Non c’è nulla di più bello che emozionarsi insieme alle proprie persone significative.

Consiglio perciò a TUTTI la visione di tutti i cartoni/film Disney!!!

Per chi volesse approfondire le tematichetrattate: “Helping behavior in Disney animated movies and children’s helping behavior in the Netherlands”, di Rebecca N. H. e colleghi, del 2017, pubblicatosul Journal of Children and Media; “Magic at the Movies:Positive Psychology for Children, Adolescents and Families” di Linda Jones Ruferdell’Universitàdella Pennsylvania, del 2014; Empathic Engagement with Narrative Fictions di Amy Coplan del 2004, pubblicatosul The Journal of aesthetics and art criticism.