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Il Bacio e l’abbraccio come veicolo di benessere psicologico

Baci Abbracci Stevenspinellopsicologo

Probabilmente non sappiamo cosa si celi dietro la semplicità dell’abbraccio e del bacio e non sappiamo neanche cosa succede nel nostro corpo quando li agiamo. Sappiamo solo che abbiamo paura a ricevere e dare “contatto fisico”rinunciando ai meravigliosi correlati psicologici associati a esso. 

Com’è bello abbracciare un amico, il proprio amore, un proprio parente, il proprio cane, stringersi in un tutt’uno con chi ci suscita sicurezza, passione, amore; com’è meraviglioso baciare la persona che ci fa sentire importanti; annusarla, assaporarla, avvolgerla in un imponente afflato di sensualità e tenerezza veicolato dall’intero corpo in subbuglio.

Purtroppo però, oggi, ricerchiamo raramente il contatto con le persone perché sentiamo una sorta di senso di soffocamento e di angoscia nel momento in cui dobbiamo incontrare la fisicità di un’altra persona o volessimo creare una relazione sodale e importante. È come se avessimo paura, sentissimo imbarazzo, disagio, come se la ricerca dell’intimità, mista a vicinanza ci rendessero più vulnerabili di fronte agli altri che potenzialmente potrebbero ferirci.

Si chiama afefobia, la fobia inconsapevole di una possibile violazione della propria sfera intima che potrebbe riguardare soltanto il sesso opposto, oppure essere generalizzata e riguardare perciò tutti quelli che ci circondano.

È ormai ampiamente dimostrato che il nostro corpo possiede una potentissima memoria storica sensoriale che accumula e immagazzina tutto ciò che riguarda il contatto dei sensi, sin da quello dei genitori (a cui è consigliato, sin dai primi giorni di vita del bambino far sentire la propria presenza “fisica”, creando una susseguente esperienza positiva che in qualche modo sincronizzi sia la mente che il benessere di genitori e figli).

Sembra assurdo ma più cresciamo e più ci allontaniamo da quei comportamenti che potrebbero salvaguardare il nostro benessere psicologico e allo stesso tempo regalarci delle relazioni intime efficaci e durature.

L’abbraccio non è che uno strumento di conversione del proprio amore e del proprio affetto per una persona in un modo che non possa essere spiegato verbalmente. Quando abbracciamo qualcuno e soprattutto veniamo abbracciati, sentiamo i nostri problemi allontanarsi, pesare meno.

Sono innumerevoli i correlati neurochimici dell’abbraccio; è noto a esempio che un abbraccio determina il rilascio dell’ossitocina, un ormone collegato a sentimenti di intimità, serenità e forza personale; il rilascio delle endorfine, anch’esse collegate all’interruzione del dolore fisico e psicologico, e il rilascio della serotonina, un ormone che impatta positivamente sull’umore e sull’autostima; si risolve la tensione muscolare e lo stress riducendosi i livelli di cortisolo nella circolazione sanguigna. Assistiamo a un riequilibrio del  sistema nervoso, poiché in tutto il nostro corpo abbiamo un network di sensori pressori chiamati corpuscoli di Pacini, sensibili alla pressione e in stretto collegamento con il nostro cervello attraverso il nervo vago. Durante un abbraccio la conduttanza elettrica cutanea mostrerebbe uno stato bilanciato del nostro sistema nervoso parasimpatico.

La ricerca classica sull’attaccamento madre – bambino riserva un posto di rilievo al contatto fisico. Harlow, nella seconda metà del 900, aveva scoperto che i piccoli di scimmia avevano bisogno del contatto fisico più del latte e che, se per qualche motivo ne fossero stati privati avrebbero sviluppato depressione e altri problemi della sfera emotiva. Nello stesso periodo, in un’altra parte del mondo, Renè Spitz trovò che piccoli orfani di madre (durante la seconda guerra mondiale) ai quali era stato tragicamente tolto il conforto fisico del loro caregiver nel 33% dei casi smettevano di mangiare e morivano.

Studi condotti in una Università del North Carolina hanno dimostrato che, se le persone, durante un esperimento, non abbracciavano i loro partner palesavano un battito cardiaco più accelerato rispetto a chi lo faceva. Un altro interessantissimo (a mio parere) lavoro pubblicato sul Journal Psychological Science ha dimostrato che l’abbraccio o il contatto fisico riducono la paura di morire, e sorprendentemente si è dimostrato che anche abbracciare un oggetto inanimato come un orsacchiotto di peluche o immaginare semplicemente un abbraccio con qualcuno di importante, abbassava il timore esistenziale per la morte.

L’abbraccio permette l’emergere di una fondamentale capacità psicologica: l’empatia, ossia l’abilità a comprendere lo stato d’animo delle persone che ci circondano oltre che di noi stessi; un abbraccio fabbrica la fiducia tra le persone in un modo che le parole non riuscirebbero a fare neanche se ci impegnassimo.

Anche il bacio ha una serie di correlati neuroanatomici specifici che lo rendono un meccanismo di elezione nella trasmissione di svariatissime sensazioni piacevoli. Basti pensare che labbra e lingua godono di numerose terminazioni nervose che occupano in maniera sproporzionata (rispetto ad altre parti del corpo) quella zona del cervello deputata alla “somato-sensorialità” (Homunculus somatosensoriale) e alla quale corrisponde una sensibilità tattile smisurata e commisurata alla porzione di tessuto cerebrale che stimolano. Durante un bacio appassionato viene rilasciata adrenalina che aumenta i battiti cardiaci e favorisce la sudorazione delle mani; vengono impegnati 24 muscoli facciali (si possono bruciare fino a 100 calorie); diminuiscono i livelli di cortisolo a cui seguirebbe una diminuzione dei livelli di stress.

Il bacio potrebbe aiutare il cervello a reperire tutta una serie di informazioni utili sulla persona che stiamo baciando, come a esempio l’odore che emana la sua pelle attraverso i feromoni rilasciati, o l’igiene personale; è come se provassimo a estrarre avvicinandoci all’altra persona tutti i feromoni che ha ed emana, attraverso il naso, la bocca e la lingua. Ricerche dell’Università di Oxford hanno trovato che baciare aiuterebbe le persone a scegliere un potenziale compagno. Le componenti chimiche della saliva (ne produciamo circa 9 millimetri in un bacio appassionato) aiuterebbero il corpo a decidere se chi ci sta di fronte potrebbe generare una prole forte e resistente.

Per tutti questi motivi, il contatto fisico sembra avere più vantaggi che svantaggi. Concediamoci la possibilità di essere meno resistenti di fronte al contatto fisico. Non necessariamente chi ci sta di fronte dovrà ferirci, farci del male; e anche se in passato avessimo ricevuto sonore delusioni e disastrosi fallimenti relazionali non dovremmo generalizzarli a tutti quelli che incontreremo nel nostro presente e che non ne hanno responsabilità alcuna, e se fossimo completamente bloccati nel farlo non titubiamo e chiediamo aiuto a un professionista.

Abbracciamo un amico; abbracciamo il nostro partner e baciamolo con molta passione; abbracciamo nostra madre e nostro padre; abbracciamo chi è in difficoltà; abbracciamo chi è stressato, insomma abbracciamo qualcuno a cui vogliamo aprire il nostro cuore!

Consiglio, per chi volesse approfondire l’argomento, la consultazione di una serie di articoli che ho trovato molto interessanti e rilevanti: “Anxiety in Infancy: A Study of its Manifestations in the First Year of Life” di Spitz R. nel 1950 sul The International Journal of Psycho-Analysis; “Total social isolation in monkeys” di Harlow e colleghi del 1965; “More frequent partner hugs and higher oxytocin levels are linked to lower blood pressure and heart rate in premenopausal women”di Light KC. e colleghi nel 2004 sul Biol. Psychol.; “The physiological benefits of hugging” di Josh Richardson nel 2015 pubblicato sul sito www.sott.net ; “Examining the possible functions of kissing in romantic relationships” di Wlodarski R. e Dunbar R. pubblicato nel 2013 su Arch. Sex Behav. Inoltre vi sono un paio di libri ben scritti e specifici sull’argomento: “The Science of Emotions”  di Fahad Basheer del 2015 e “The Science of Kissing: What Our Lips Are Telling Us” di Sheril Kirshenbaum del 2011.