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Pandemia: tutti sempre più STANCHI. Ecco alcuni consigli pratici

Pandemia Covid 19 Steven Spinello Psicologo Caltanissetta Stanchezza Consigli Pratici Utili

Il ritorno a un momento che ci ha segnato particolarmente “il lockdown” non è per nulla semplice da ri-Accogliere. Ci sentiamo sfiniti, il perdurare della situazione e il peggioramento delle circostanze, testimoniata dai vari bollettini quotidiani oltre che dalla obiettiva ed evidente  modificazione degli stili di vita e delle consuetudini ormai quasi del tutto modificate, ha e sta innescando una serie di ripercussioni psicologiche attribuibili alla stanchezza, alla fatica, alla demotivazione.

L’Organizzazione mondiale della sanità – Europa, ha redatto un documento che serve un po’ da linea guida per gli Stati membri e che dovrebbe servire da monito per la gestione delle conseguenze psico-sociali del permanere della pandemia. Il documento “Pandemic fatigue. Reinvigorating the public to prevent Covid-19” ha come obiettivo la realizzazione di interventi che rendano ancora più consapevoli e collaboranti i cittadini che si trovano quotidianamente ad affrontare questo “TITANO” dai mille risvolte e dalle mille ripercussioni su ogni piano e livello della nostra VITA.

La Pandemic Fatigue è quella sensazione di sfinimento, di fatica, stanchezza, spossatezza mentale e fisica conseguente al perpetuarsi della PANDEMIA. Ci sentiamo senza via d’uscita, crediamo di aver messo in campo tutte le energie possibili e che ormai non riusciremo più a venirne fuori. La stanchezza influenza le nostre facoltà critiche di monitoraggio, pianificazione comportamentale, esacerbando stati emotivi che diventano intensissimi e all’apparenza complessi da gestire…. chi è stanco spesso non ha voglia di pensare e NON LO FA….!!

Ricordiamo che le emozioni sono sempre e comunque delle alleate da conoscere e non un nemico da sconfiggere o eliminare. È solo grazie alla PAURA che l’uomo è sopravvissuto alle più svariate complicanze ambientali; è solo grazie alla RABBIA che l’uomo è riuscito a difendere strenuamente se stesso e i propri cari dalle minacce che nel corso dell’evoluzione hanno contrassegnato il suo cammino…… e potrei continuare ancora e ancora…..

Sta di fatto che la percezione sproporzionata di alcune EMOZIONI, dovuta anche e soprattutto a questo stato di sfinimento e demotivazione  persistente e stressante, risulta difficile da maneggiare con la conseguente messa in atto di comportamenti improvvisati, poco utili se non addirittura scorretti e inADATTI sia per se stessi che per la società TUTTA: il negazionismo, le tesi complottiste da 4 soldi, la superficialità nell’uso delle strategie comportamentali utili alla prevenzione delle probabilità di contagio (uso mascherina, distanziamento sociale, igienizzante per le mani…etc…) sono solo alcune delle risposte comportamentali in-ADATTE messe in campo da molti.

Se, nella gestione della minaccia a prendere il sopravvento fosse la RABBIA e si mettessero in atto meccanismi di difesa come la NEGAZIONE il comportamento conseguente potrebbe essere quello di tutti i negazionisti che ormai da giorni dilagano i social e i ragionamenti comuni di molti: quelli che non vogliono indossare la mascherina per protesta, quelli che credono che il virus non esista, quelli che ritengono di essere al sicuro…..etc..; si tratta di persone che mal gestiscono la rabbia e che attivano inconsapevolmente e in maniera insistente il sistema che si occupa dell’attivazione, dell’eccitazione, della iperstimolazione del nostro organismo “Il sistema simpatico” che in condizioni di emergenza permette di affrontare al massimo delle forze la minaccia percepita, ma che alla lunga può disintegrare il pensiero razionale diventando comportamento irresponsabile e pericoloso. Probabilmente chi si dovesse riconoscere in questa categoria di persone ha un cattivo rapporto con l’incertezza, e per sfuggirvi si rifugia in un modo fatto di erronee convinzioni e ragionamenti poco pertinenti e di comportamenti consequenziali rovinosi e “impreparati”.

CONSIGLIO 1: Combattere contro l’incertezza è uguale a combattere con la vita stessa perché purtroppo nella vita esistono meno certezze che INCERTEZZE. Combattere costa fatica, una fatica che paghiamo a caro prezzo da ogni punto di vista. CAMBIAMO paradigma e iniziamo ad accogliere l’incertezza piuttosto che combatterla. Evitiamo di ASPETTARCI solo certezze e diventiamo uomini sempre più consapevoli della vita come contrassegnata anche da incertezze.

Se invece a prendere il sopravvento fosse la PAURA, il comportamento derivante dell’uomo potrebbe essere quello della paralisi, dell’immobilismo. La continua infodemia (il bombardamento mediatico di notizie, “bollettini di guerra”, pareri discordanti sulla natura e la gestione del virus…etc…) aumenta i livelli di paura tramutandosi in una condizione per nulla ottimale: l’angoscia, una sorta di senso di impotenza misto a tristezza e disillusione che è probabilmente causa di tutti quei comportamenti di esitazione e de-RESPONSABILITA’. La paura sfinisce e produce atteggiamenti di delega e di continua ricerca di conferme che spesso ha esiti ancora più incerti e instabili. È come se in queste persone fossero sparite le CERTEZZE a fronte di una poderosa e copiosa presenza di INCERTEZZE. In questi casi a livello organico ad attivarsi è il sistema opposto a quello precedente, “Il sistema parasimpatico”, un sistema che si attiva de-stimolando, rilassando, spegnendo le risorse, paralizzando, esattamente come la preda che si finge morta per dissuadere il predatore a non farla a pezzi (la maggior parte dei predatori in natura si ciba di prede che caccia… e non già morte, n.d.a.).

CONSIGLIO 2: in questo secondo caso il consiglio è esattamente il complementare del precedente. Per questa seconda categoria di persone è più utile ancorarsi alle CERTEZZE che probabilmente a causa della paura non riescono a guadagnare la ribalta, ad essere ACCOLTE. La famiglia, il lavoro, le amicizie, tutti quei punti fermi che dall’interno DI OGNUNO DI NOI dovrebbero cercare di sostituire la resistente frotta di incertezze che arriva dall’esterno.

Tra queste due estreme posizioni vi sono coloro che oscillano tra momenti di alta ostilità e rabbia e momenti di assoluto senso di sconfitta ed impotenza. Nulla di strano e nulla di aberrante, si tratta di situazioni complesse da affrontare e da gestire. Ma mettere la testa sotto la sabbia, rispetto alle proprie strategie comportamentali per affrontare la situazione problematica, non CI porterà mai a CAMBIARE, ad affrontare al meglio tutto e a stare qualitativamente meglio ri-ADATTANDOCI in modo più funzionale.

CONSIGLIO 3: PRENDIAMO CONSAPEVOLEZZA dei nostri limiti, e NON GIUDICHIAMOCI negativamente a causa della nostra spossatezza, irritabilità, ostilità, demotivazione….sono atteggiamenti normali ai quali però dovremmo reagire con la messa in atto di comportamenti all’insegna della RESILIENZA, non per fare un favore agli altri ma per fare un favore a noi stessi, alla nostra emotività, ai nostri sistemi di ri-ADATTAMENTO che meritano di prendere una boccata di ossigeno.

CONSIGLIO4: non tutti spesso e sempre si sentono PRONTI a operare verso direzioni più utili e ADATTIVE. A volte le sensazioni di sfinimento, di fatica, di stress sembrano condurci verso abissi profondi. CI coglie un senso di fallimento e di impotenza che ci blocca come se fossimo nelle sabbie mobili, come se non ci fosse più via di scampo. E invece C’E’…..CHIEDIAMO AIUTO!!! Esistono tantissimi professionisti della salute mentale, pronti a supportare chiunque si sentisse imbrigliato in queste fronde all’apparenza imbattibili. Lo DOBBIAMO a noi stessi e a chi amiamo e ci AMA.

Mi sembra significativa una citazione di Albus Silente, preside della scuola di Magia di Harry Potter, che rivolgendosi al piccolo maghetto durante un momento di particolare dubbio e forse sconforto disse “La felicità si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo qualcuno si ricorda di accendere la luce”.